Stage Box – III

Interfacce Digitali

Come definito i mixer audio digitali e Stage Box digitali, ma anche come vedremo qualsiasi device audio che permetta di accettare e trasmettere su questo tipo di protocolli ( come ad esempio finali di potenza, radiomicrofoni e processori di segnale ) per dialogare tra loro hanno bisogno di interfacce che lavorino nello stesso protocollo, alcune già pre-cablate all’interno del mixer o della Stage Box, altre acquistabili a parte poi da inserire negli appositi alloggi ” se possibile ” e forniti dal produttore.

Di seguito alcuni esempi di Interfacce per protocolli audio digitali:

fig. 1 ( Interfaccia AES50, in questo caso Port 1 è A mentre Port 2 è B )

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fig. 2 ( Interfaccia DANTE )

DN32-DANTE_P0BIT_Overview-I_O

fig. 3 ( Interfaccia MADI, con BNC e Fibra Ottica )

DN32-MADI_P0BIU_Overview-I_O.jpg

Prima di acquistare un interfaccia per trasmettere il segnale da un mixer audio digitale o Stage Box digitale secondo il protocollo per cui se ne ha necessità è necessario sapere se lo stesso mixer e/o Stage Box sono compatibili con l’interfaccia.

Oltre alle interfacce di espansione è possibile far passare e/o convertire i protocolli anche attraverso processori/convertitori esterni su rack.

Esempio:

fig. 4 ( convertitore da AES50 a MADI o DANTE o eventuali interfacce compatibili ).DN9650_P0AFT_Front_XL.png

fig. 5 ( convertitore da MADI a DANTE )

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fig. 6 ( convertitore da DANTE a MADI )

2016-02-08_18-43-28

E’ inoltre possibile convertire il formato di trasferimento dei dati, esempio:

fig. 7 ( da Ethernet a Fibra Ottica )

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Le interfacce audio digitali sono sempre sincrone o isocrone in quanto che devono adattarsi alla frequenza di campionamento del dispositivo a cui sono collegate ( un interfaccia audio a 48 Khz non può lavorare con un mixer o dispositivo audio a cui è collegata che lavora a 96 Khz ).

 

Network Bridge

Esistono ad oggi anche interfacce per utilizzo su rack o da implementazione nei vari device, molto spesso modulari, che permettono di mettere in comunicazione diversi protocolli contemporaneamente, tale da consentire la creazione di un routing network più complesso secondo le necessità, e sono chiamate Network Bridge ( fig. 8 ).

Fig. 8

2017-05-06_01-14-41

Nell’esempio in figura 8 in ogni modulo è possibile inserire un’interfaccia ( quelle compatibili con il dispositivo ) di stesso o differente protocollo.

 

Altro

Anche per il trasporto di cavi audio digitali esistono le ruzzole che offrono comodità e velocità sia nello stendere che raccogliere il cavo ( fig. 9).

fig. 9 ruzzola digitale.png

Qualsiasi cavo che venga steso, se questo passa in mezzo a dove cammina la gente, a dove passano mezzi di trasporto e situazioni cosi critiche, per evitare che qualcuno inciampi e/o rompa qualche conduttore è buona norma utilizzare dei passacavi ( fig. 10 ) ( fig. 11 ) ( fig. 12 ) ( fig. 13 ).

Di passacavi ne esistono di varie forme, dimensioni e costi, quelli in poliuretano espanso ( generalmente di colore nero o grigio scuro ) sono i più scadenti, da utilizzare per lo più per il calpestio, in ambienti chiusi, e quelli in poliuretano e polietilene ( generalmente quelli con il pannello di chiusura giallo ), più solidi e resistenti adatti anche per situazioni in esterna in cui circolano mezzi di trasporto.

fig. 10 Canalina_passacavi_in_PVC_pdplarge--AA00503105FF-01 fig. 11  pedana-passacavo

fig. 12 42 fig. 13 cp3

 

Dove posiziono la Stage Box ?

La posizione della Stage Box può essere varia a seconda del percorso che si vuole dare al segnale audio e dalla tecnica utilizzata.

Generalmente l’obbiettivo ( in termini qualitativi ) come ripeterò sempre è quello di far percorrere al segnale distanze più piccole possibili, ancor più se analogico.

Per esempio in caso di una situazione di concerto live in cui il mixer F.O.H. ( Front Of House, posizione del mixer per il fonico di sala il quale ha il compito di mixare i segnali audio per il pubblico ” Public Adress ” ) è posizionato a circa 20 metri di distanza dal palcoscenico, la Stage Box può essere utile posizionarla ad un estremità destra o sinistra del palco possibilmente dietro, in modo che non sia di intralcio ai musicisti liberi di muoversi sul palco e che non alteri un eventuale scenografia ( per cui è bene che sia nascosta ), dietro al palco e magari vicino ad un estremità in modo che sia facilmente raggiungibile da un tecnico in caso di problemi, senza che questo “in certi casi ” debba salire sul palco per correggere il problema ( fig. 14 )

fig. 1411411742_711881905605948_1782860678839305620_o

Se è presente anche un Mixer da Palco ( gestito dal fonico di palco il cui compito è quello di mixare e regolare i livelli di segnale per ottimizzare l’ascolto nei monitor degli artisti-musicisti ), può essere utile posizionare la Stage Box vicino al Mixer da palco ( generalmente posizionato a destra o sinistra dipendente dal tipo di configurazione scenografica e dallo spazio a disposizione ), questo in quanto eventuali linee di rilancio dagli Splitter devono percorrere a loro volta brevi distanze dalla Stage Box al mixer di palco ( fig. 15 ).

fig. 15 DSC_0415.jpg

Altre situazioni particolari possono essere con Stage Box in posizione da figura 16.

fig. 16 11999775_741467719314033_2875528577734400737_o.jpg

Altri casi di eventi particolari con la regia posta ad una certa distanza dal punto in cui vi è la maggiore presenza dei segnali microfonici e di linea, è sempre bene porre la Stage Box vicino ai segnali microfonici e di linea, sempre per il motivo di far percorrere a loro soprattutto se in dominio analogico meno distanze possibili e trasformare il prima possibile il segnale in dominio di digitale, cosi da percorrere ben più lunghe distanze mantenendo alti i valori di qualità ( fig. 17 – 18 ).

fig. 17 12375213_783435758450562_7693774106381787946_o.jpg

fig. 1812362874_783436335117171_4003762331648153850_o.jpg

Come si vede sia dalla figura 14 che 15 che 16 che 18 le Stage Box sono sempre rialzate attraverso uno stativo o sfruttando i coperchi dei rack che le contengono, questo è utile per evitare che l’hardware vada a contatto con eventuale umidità presente nel terreno, liquidi o sporcizia di vario genere.

Se invece il mixer audio per questioni di spazio o mancanza di un fonico ( per cui gestito dagli artisti stessi ) è posto sul palco o in prossimità di essi, allora dipenderà dal tipo di utilizzo che ne vogliamo fare ( sfruttare i pre-amplificatori di ingresso presenti nel mixer audio o quelli di outboard o stage box digitali esterni ).

Esempio in figura 19 soluzione con collegamento diretto al mixer audio.

fig. 19 12356928_780813158712822_2525962887536962378_o.jpg

Se il mixer audio è entro i 10 metri di distanza da eventuali linee di segnale sbilanciato a livello di linea ( come può essere il segnale in uscita da Keyboard e Pianoforti Digitali, Chitarre Elettroacustiche e Campionatori ) è qualitativamente utile collegarle direttamente agli ingressi di linea del mixer audio, senza interporre D.I.Box.

Per ottenere una pulizia maggiore sul palco ( ma contro i termini qualitativi ) può essere utile sommare diverse Stage Box, ad esempio utilizzare una Stage Box Master come principale in una delle configurazioni viste e più Stage Box Slave con un numero di canali ridotto vicino ad un gruppo di linee. Le Stage Box Slave possono essere sia analogiche che digitali, se digitali bisognerà fare attenzione ad interfacciarle correttamente con la Stage Box Master digitale. In caso di utilizzo di Stage Box Slave Digitali sarà fondamentale avere la Stage Box Master digitale per mantenere il livello del segnale pulito e qualità. In caso di utilizzo di Stage Box Slave analogiche la Stage Box Master potrà essere sia analogica che digitale.

In figura 20 un esempio con Stage Box Master e 2 x Stage Box Slave ( utile quando si hanno Stage Box Slave con il cavo multipolare corto, tale per cui è necessario tenere la Stage Box Master a mezza via, utile per avere la Stage Box Master in una posizione vicino ad un eventuale tecnico di palco o tecnico generico pronto a risolvere eventuali problemi ):

fig. 20 2016-02-09_10-57-37

In questo caso con palco in vista laterale, abbiamo un evento live music in cui vi è una batteria acustica microfonata con 8 canali posizionata nella parte posteriore, mentre in fronte palco abbiamo 4 microfoni per 4 voci. Per evitare di stendere tutti questi 12 cavi microfonici dai microfoni alla Stage Box Master creando molta confusione, fenomeni induttivi e capacitivi, e che a volte possano risultare anche come ostacoli veri e propri, posizioniamo una Stage Box Slave dietro alla batteria con un numero di canali che possa raccogliere tutti i microfoni presenti in quel gruppo, in questo caso 8, ed un’altra Stage Box Slave nel gruppo delle voci, anche qui con numero di canali consono al gruppo di riferimento, in questo caso 4 ( difficile trovare Stage Box a 4 canali, al limite si usa quella più piccola che si ha, molto spesso 8 canali ). Cosi facendo si riescono a portare tutti questi segnali su cavo multipolare, meno ingombrante e più facile da trasportare, oltre che velocizzare tempi di cablaggio. Di contro si ha il fatto che la distanza di percorrenza del segnale dal microfono alla Stage Box Master è il più delle volte maggiore ( anche di qualche metro ) di come se collegassimo direttamente la linea microfonica alla Stage Box Master, ed in più la qualità finale dipende anche dal tipo di connettori e cablaggio presente nella Stage Box Slave che deve essere il più possibile schermata e permettere la migliore conduzione possibile tra il collegamento del connettore microfonico XLR ed il rimando su cavo multipolare. Vi è da considerare anche che il connettore della Stage Box Slave dovrà essere collegato all’ingresso della Stage Box Master per cui un ulteriore perdita di protezione contro le interferenze, e se i pin dei connettori non fanno ben contatto pure rumori di fondo ed alterazioni della risposta in frequenza. ( In definitiva è un sistema utile nel cablaggio e pulizia di palco ma non dal punto di vista qualitativo ).

n.b. Il cavo microfonico che va dal microfono alla Stage Box Slave dovrà essere di dimensioni contenute ( quanto basta per arrivare all’input della Stage Box Slave e permettere in ogni caso al musicista di potersi muovere liberamente sul palco ), questo per minimizzare il più possibile la distanza percorsa dal segnale. In caso di problemi, esempio non va una linea di segnale, sarà utile controllare se il problema è del cavo microfonico che arriva alla Stage Box Slave o del cavo presente nel conduttore multipolare della Stage Box Slave, per cui in caso di problemi i tempi di risoluzione tendono ad aumentare.

Questa logica vale per qualsiasi altro gruppo di linee, esempio potrebbero esserci anche delle tastiere o delle percussioni che a loro volta potrebbero impegnare 4 – 6 o anche più linee di segnale audio.

Per quanto riguarda il collegamento delle linee alla Stage Box Master, questo è a scelta organizzativa e pratica del fonico, generalmente nei primi canali ci vanno sempre batteria ed eventuali percussioni, mentre le voci vengono posizionate generalmente per ultime ( a volte per prime ), è importante comunque indipendente dalla posizione, per non creare troppa confusione in fase di routing, cablaggio, check sound e mixing, che il gruppo rimanga insieme, per cui ogni canale della batteria vicino ( esempio dal 1 all’ 8 ), ogni voce vicina ( esempio dal 9 al 12 ) e cosi via.

Se la Stage Box Slave ha il cavo multipolare abbastanza lungo può essere utile e risparmioso una situazione come quella in figura 21 con l’utilizzo di 1 Stage Box Master ed 1 Stage Box Slave.

fig. 21 2016-02-09_12-08-45.jpg

Se si hanno tutte Stage Box digitali ( Master e Slave ), utilizzare una situazione di posizionamento a gruppi è di fondamentale importanza qualitativa, in quanto vengono a meno i fattori critici della distanza percorsa ( sempre che non si parli di far percorrere il segnale su di un cavo oltre 50 metri prima dell’arrivo in una Stage Box o mixer o quel si voglia sistema attivo digitale ), del sovra affollamento di cavi ( fenomeni induttivi e capacitivi ) e l’obbiettivo finale è quello di trasformare il prima possibile il dominio analogico dei segnali in digitale A/D. Con le StageBox digitali non si ha nemmeno il problema di connessione tra Stage Box Slave e Master in quanto il percorso del segnale come visto è tutto realizzato in ponte ( Daesy Chain o Stella ) in dominio digitale ( l’unico potenziale problema che può esserci è la latenza ed eventuali errori determinati dal decoder presente nella Stage Box a cui arriva il segnale digitale con il compito di leggere e trasmettere i dati ricevuti, ma ad oggi sempre meno problematico che i sistemi analogici ).

n.b. Se le Stage Box Slave prevedono anche delle uscite, potrebbe essere utile sfruttare quell’uscita per inviare il segnale ad eventuali monitor di palco o strumentazioni che richiedono un segnale all’ingresso ( sempre per gli stessi motivi ).

Situazione completa con Stage Box digitali divise per gruppi, ricezione linee microfoniche, invio segnale a monitor di palco e P.A.

fig. 222016-02-11_16-28-10

In questo esempio si prende come riferimento mixer digitale e Stage Box digitali che dialogano in AES50 ( con altri protocolli basterà configurarli di conseguenza secondo lo standard seguito ), come sappiamo AES50 non ha la ridondanza ed è un segnale bidirezionale, per mettere in ponte 2 Stage Box digitali in AES50 bisogna collegarle in Daesy Chain mode. Nella Stage Box master abbiamo collegato tutte le linee che rimangono più indietro nel palco, mentre nella Stage Box slave le linee che rimangono a fronte palco. Abbiamo sfruttato le uscite delle Stage Box digitali per inviare segnale ai monitor da palco e P.A., per il monitor posto vicino alla batteria abbiamo sfruttato la linea di uscita della Stage Box Master, mentre per le linee monitor fronte palco le linee di uscite dalle Stage Box slave. Abbiamo sfruttato le linee di uscita della Stage Box slave anche per inviare segnale al P.A. in quanto la stessa Stage Box si trova più vicino e quindi consente al cavo che va dalla Stage Box slave ai finali di potenza o casse attive di percorrere meno metri.

n.b. Il percorso del segnale audio è scelto dall’utente e gestibile attraverso le Patchbay su software presenti in mixer audio digiali e Stage Box digitali.

Un’ultima configurazione che possiamo illustrare tra le molteplici che possono essere pensate è quella A-B in configurazione a gruppi, che garantisce le migliori prestazioni in termini di bassa latenza, flessibilità e breve percorso analogico ( fig. 23 ).

fig. 23 2017-02-01_11-03-06.png

In figura 23 si vede come le due stage box lavorano su 2 linee separate la A e la B ( definendo una configurazione parallela o a stella ), il sincronismo fino all’utilizzo di cablaggio nei limiti consentiti dallo standard è garantito ( es. 100 metri per una linea di rete ad 100 Mbit/s ). Se in contemporanea ad una linea digitale si utilizzano anche ingressi ed uscite di dirette sul mixer audio digitale è bene far attenzione a possibili ritardi di fase, e correggerli opportunamente.

Queste stesse configurazioni a gruppi e A-B possono essere eseguite con qualsiasi protocollo audio che lo permetta, come linee MADI. Per DANTE, RAVENNA ed altri protocolli in cui il segnale audio viaggia su network buffer, l’utilizzo di un router per la gestione degli ingressi ed uscite digitali è “quasi un obbligo”.

Altro esempio di situazione con Stage Box digitali divise per gruppi:

fig. 24JJJ

 

Alcuni produttori di Stage Box, Convertitori di Protocollo ed Interfacce Digitali professionali:

 

Alcuni produttori di Stage Router Wi-Fi:

Nowsonic ( Thomann )

 

Altro sulle Stage Box:

Stage Box – I ( Stage Box Analogica Passiva e Attiva )

Stage Box – II ( Stage Box Digitale )

 

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