Microfoni – VI

Microfoni Dinamici

Il microfono dinamico o microfono di velocità o microfono elettrodinamico è insieme al microfono a condensatore il più utilizzato ad oggi nella ripresa del suono degli strumenti musicali, per applicazioni live, studio, broadcast.

Come dice la parola stessa è un microfono che per sue caratteristiche, riesce a trasdurre più di chiunque altro, in modo adeguato e trasparente ( se di qualità ), la dinamica del segnale audio ripreso.

Esistono due tipologie di microfoni dinamici:

  1. Microfoni a Nastro ( nascita e maggiore sviluppo da circa 1920 al 1950, ad oggi utilizzato per lo più in studio per riprese sonore con un timbro caratteristico e vintage ).
  2. Microfono a Bobina Mobile ( nato e sviluppato a fine anni 30′ ed inzio 40′, ad oggi è il microfono dinamico più utilizzato ).

 

Microfono a Nastro

Il microfono a nastro ( fig. 1 ) è il più fragile tra le due tipologie di microfoni dinamici ed anche per questo motivo non viene quasi mai utilizzato in applicazioni Live, in cui instabilità della corrente elettriche ed interperie atmosferiche sono all’ordine del giorno, non chè maggiori rischi di rottura per possibili cadute e pressioni sonore elevate, non adeguatamente controllate.

Fig. 1 845da3c76ddcb61ff4bddc1ea34bd03f_1

Rispetto a quello a bobina mobile ha costi di costruzione e quindi vendita spesso superiori, visto il più sofisticato ed elaborato impiego di materiali difficili da lavorare e assemblare ( sempre a mano ) per questo tipo di applicazione.

Per questioni sia estetiche ma soprattutto costruttive ( più semplici ) viene spesso sviluppato con il diaframma mobile sul piano verticale e come è possibile intuire guardando il microfono in figura 1 ma anche un’altro esempio in figura 2, si presenta come una capsula microfonica con ripresa laterale ( Side-Fire ) e bidirezionale, in quanto la capsula è generalmente aperta a 360°, altri possono essere omnidirezionali a seconda del metodo costruttivo del materiale ferromagnetico, rari i modelli che presentano direttività cardiode e supercardioide.

Fig. 2 440_1b.jpg

Possono avere capsule, forma e dimensioni di vario tipo, secondo soprattutto le dimensioni del diaframma mobile utilizzato ( fig. 1, fig. 2, fig. 3, fig. 4 ).

Fig. 3 559260_articolo_foto_1.jpg Fig. 4 CAD-TRION7000.jpg

La maggior parte di questi microfoni vista l’applicazione in studio o comunque in ambienti controllati, non presenta quasi mai capsule con filtri anti vento, umidità e polvere ( componente passivo che incide in attenuazione sulle alte frequenze ), come visto per alcune tipologie di capsule e soprattutto come vedremo in quelle dinamiche adibite invece anche ad un utilizzo in ambiente dal vivo.

Il principio costruttivo che determina la tipologia dinamica per questo microfono è rappresentato in figura 5.

Fig. 5 mic-a-nastro-e1437034335938.jpg

Il suo funzionamento come lo si può notare dalla figura 5, consiste nell’inserimento di un nastro con proprietà ferromagnetiche, generalmente Mylar ma anche Alluminio e più rari in Roswellite, all’interno di un campo magnetico costante, generato da uno ( più qualitativo in quanto dissipa meno calore ed ha un rendimento superiore, ma più difficile da lavorare e quindi anche costoso, questo metodo costruttivo determina una ripresa omnidirezionale su un vasto range di frequenze ) o due magneti permanenti ( meno qualitativo, tra i più utilizzati ad oggi per la semplicità costruttiva ed il rendimento ad oggi ottenibile con i moderni componenti utilizzati molto simile a quello singolo, generalmente è un metodo costruttivo che determina un diagramma polare bidirezionale ). Questi magneti permanenti sono disposti a cilindro per avvolgere completamente il nastro all’interno di un campo magnetico costante, lasciando solo il foro di apertura verso dove poi dovrà essere direzionato per poter prelevare correttamente il suono ( singolo foro frontale se singolo magnete, doppio foro frontale/posteriore se doppio magnete ).

Il diaframma mobile, che in questo caso è il nastro magnetico, subirà spostamenti a seconda della pressione acustica incidente, questo farà variare il valore del campo magnetico, creando delle correnti indotte che si trasferiranno lungo il nastro. Ai capi di questo nastro verrà poi prelevata la tensione di uscita inviata al circuito bilanciatore.

L’uscita del segnale è sempre su connessione XLR e può essere passiva ( con la sola presenza di un trasformatore a presa centrale, genera un elevata impedenza di uscita e un basso livello di sensibilità ) oppure attiva con anche la presenza di un pre-amplificatore spesso usato anche come bilanciatore ( quest’ultimo per aumentare la sensibilità del segnale di uscita, naturalmente molto bassa ed abbassarne il livello di impedenza ), quelli attivi sono migliori rispetto a quelli passivi soprattutto per l’adeguato interfacciamento di impedenza con i pre-amplificatori digitali moderni e quelli analogici più recenti.

Per la modalità attiva sarà necessario inviare phatom di alimentazione generalmente a +48 V ( standard, da un comune mixer audio o rack esterno ) o differente ( secondo scelte del produttore, generalmente tramite box dedicati ), valori tensione di alimentazione che vedremo più in dettaglio quando parleremo di microfoni a condensatore.

n.b. Molti microfoni a nastro ad oggi, vengono costrutiti con tecnologie e materiali moderni e più efficenti di quelli che si usavano una volta, ma con caratteristiche costruttive e di design che ricordano proprio un modello vintage.

Il diaframma mobile come detto è composto da un nastro metallico ( generalmente mylar ), materiale metallico in quanto questo è necessario per la creazione di un campo magnetico variabile, ripiegato su se stesso ( fino a formare una spece di fisarmonica, fig. 6 ). E’ ripiegato per ottenere una maggiore robustezza e resistenza alla pressione sonora incidente ( quindi movimenti ), teso sarebbe troppo fragile e di facile rottura. E’ comunque meno resistente e sopporta meno pressione sonora rispetto a quello a bobina mobile ed ancor più rispetto a quello a condensatore.

Fig. 6 Microfono+a+nastro+da+studio.jpg

La sua massima sensibilità la si ottiene dal movimento orizzontale, ed anche per questo motivo è spesso costruito in modalità side-fire.

n.b. Per il suo timbro caratteristico, si ritiene un microfono ideale per la ripresa di chitarre acustiche, archi, e strumenti a basso valore energetico come arpe.

Aumentano o riducendo il gap del o dei magneti permanenti rispetto alla posizione del diaframma mobile, è possibile regolare di conseguenza il valore del campo magnetico allo spostamento del diaframma mobile. Meno gap equivale anche ad un più alto livello del campo magnetico, quindi anche una maggiore sensibilità del microfono, ma che quindi comporta anche l’avere un diaframma più resistente e leggero per essere reattivo nel movimento in proporzione alle variabili del campo magnetico create. L’aumento del campo magnetico aumenta si la sensibilità finale ma riduce considerevolmenete la dinamica, in quanto che il diaframma potrà compiere movimenti più ridotti per non incidere contro le pareti del magnete permanente andando a creare distorsioni e conseguenti roture.

n.b. Come si vede sono tante le variabili costruttive di questo microfono al quale si aggiungono le colle, sospensioni e tipologie di giunti fatti per assemblare il tutto, oltre ai materiali e dimensioni della capsula stessa, le scelte ed esperienza del costruttore possono facilmente fare la differenza tra il timbro di un microfono a nastro ed un altro, a cui ovviamente consegue un prezzo più o meno elevato.

Microfoni a nastro professionali hanno generalmente un diaframma mobile largo > 2 cm e lungo dai 15 cm ai 20 cm, mentre quelli consumer e più economici largo < 2 cm e lungo < 10 cm, lo spessore varia di pochi micron, generalmente dagli 1,5 ai 3 micron. Un diaframma più grande comporta più peso e quindi necessità di un campo magnetico più elevato, ma permette anche di ottenere un migliore rendimento in bassa frequenza.

n.b. Rispetto ai microfoni a bobina mobile e condensatore che come vedremo hanno per lo più diaframmi circolari, quello a nastro come visto in figura 6 si presenta come una striscia metallica rettangolare, questa particolare forma consente alla capsula di ridurre fortemente i suoni provenienti dalle parti laterali che possono incidere per interferenza ( riflessione ), ottenendo cosi un ottimo rendimento su di un piano cilindrico fronte alla capsula. Questo però limita l’utilizzo del microfono al solo asse frontale, in quanto che spostandosi dall’asse centrale anche di soli pochi cm si percepisce chiaramente un cambio di tonalità per via del diagramma polare variabile che si viene a creare, avendo molta più attenuazione fuori asse, e tanto più la frequenza è alta e tanto più questo fenomeno è presente ( fig. 7 ).

Fig. 7 2017-06-20_18-34-29.png

 

Specifiche Tecniche

Tra le specifiche di un microfono a nastro oltre a quello che abbia appena definito troviamo:

Risposta in Frequenza: Essendo un microfono di velocità tende a non avere una risposta in frequenza lineare ma a dare maggiore sensibilità all’aumentare della frequenza, moderne tecnologie costruttive riescono a mantenere questo entro determinati parametri. In generale un moderno microfono a nastro ha una risposta in frequenza come questa in figura 8.

Fig. 8 frequency_response-ksm353

In figura 8 si vede chiaramente l’andamento discontinuo classico di un microfono di velocità come quello dinamico, se si condera un +/- 10 dB tra boost e cut possiamo dire che in media un microfono a nastro copre una risposta in frequenza da circa 20-30 Hz a 15 Khz.

Sensibilità: Generalmente misurata ad 1 Khz la sensibilità di un microfono a nastro di qualità è di circa > 2 mV/Pa equivalente a > – 50 dB dBV/Pa fino anche a circa 6 mV/Pa e/o – 30 dBV ( considerando una pressione sonora di 94 dBSPL in incidenza sul diaframma mobile )  per quelli con bilanciatura attiva.

Max SPL: I microfoni a nastro di una volta faticavano a sopportare pressioni sonore oltre i 120 dB senza generare forti distorsioni armoniche, ad oggi grazie alle nuove tecnologie i moderni microfoni a nastro non hanno nulla da invidiare a quelli a condensatore ed i migliori riescono a sopportare pressioni sonore anche oltre i 140 dBSPL.

Impedenza di uscita: Per quelli passivi si parla di KΩ, mentre per quelli attivi di norma circa 200 – 400 Ω.

Livello di rumore equivalente: Il rumore intrinseco di un microfono a nastro di qualità è generalmente inferiore ai 20 dBA.

n.b. Alla fine di questa serie di articoli sui microfoni, vedremo più in dettaglio come vengono rilevati e che cosa significano tutti i parametri ritrovabili nelle varie caratteristiche tecniche.

 

Microfono a Bobina Mobile

Il microfono dinamico a bobina mobile è il più utilizzato ad oggi insieme a quello a condensatore, per le sue caratterisstiche timbriche e robustezza adatto anche in ambiente live. Come vedremo quando parleremo di tecniche di microfonaggio è il microfono ideale per la ripresa di strumenti con un veloce attacco dinamico come ad esempio le percussioni.

n.b. Il microfono a nastro lo sarebbe ancora di più ma è limitato ad un’applicazione in studio di registrazione viste le fragilità prima elencate.

E’ sempre un microfono di velocità come quello a nastro, difatti il principio è molto simile solo più robusto e pesante per metodo costruttivo, di fatti è meno lineare che un microfono a nastro ma è molto più rigido ( quindi sopporta pressioni più elevate ) e come vedremo permette una ripresa fuori asse migliore ( con maggiore sensibilità ) rispetto a quello a nastro. Tutti parametri ( insieme all’applicazione di filtro anti vento e polveri all’interno della capsula metallica che racchiude il diaframma microfonico ) che lo rendono come detto utilizzabile anche in ambiente live, mentre quello a nastro per le sue fragilità, limitato ad un approccio da studio di registrazione. E’ un microfono che con un più piccolo diaframma rispetto a quello a nastro riesce a trasdurre meglio le basse frequenze, mentre per il suo peso ed inerzia scarseggia in alta frequenza e tende a risuonare in medio-alta ( come vedremo quando parleremo di tecniche di microfonaggio, questa risonanza è spesso sfruttata per diversi motivi ).

In figura 9 il microfono dinamico più utilizzato e venduto nel mondo ( Shure SM58 ).

Fig. 9 preview.jpg

In figura 10 invece il principio costruttivo di un microfono dinamico a bobina mobile.

Fig. 10 dd

Il microfono a bobina mobile ha una circuiteria completamente passiva, quindi non presenta amplificatori allo stadio di uscita in quanto si riesce già a generare un discreto livello di sensibilità.

Anche in questo caso vi è la presenza di un magnete permanente ( quasi sempre unico blocco ) di materiale ferromagnetico ( il più utilizzato a livello professionale è il neodimio per la notevole leggerezza, alto potenziale magnetico e maggior resistenza alla variazioni di temperatura, a livello consumer anche la ferrite o alnico ), al cui interno è inserito un secondo magnete permanente sempre di stesso materiale ma di polarità opposta ( per creare un campo magnetico ) al quale è avvolta una bobina anch’essa di materiale ferromagnetico ( generalmente rame o stesso materiale del diaframma microfonico o del magnete ). Il campo magnetico costante creato dai due magneti permanenti viene variato dal movimento di questa bobina ( da qui bobina mobile ), e questo porta alla generazione di correnti indotte prelevate ai suoi capi e portate al trasformatore a presa centrale con il compito di bilanciare il segnale all’uscita.

Il diaframma ( che ha il compito di prelevare la pressione sonora ) dovrà essere collegato alla bobina mobile cosi che al suo movimento corrisponda lo stesso movimento della bobina mobile all’interno del campo magnetico che da costante diventerà variabile generando corrente proporzionale allo spostamento della bobina stessa, dovrà essere di materiale rigido e leggero, al fine di ottenere movimenti anche con i più bassi valori di pressione che vanno ad incidere su di esso, senza introdurre riduzioni della dinamica, ed evitando che il diaframma si scomponi per le forze magnetiche ed acustiche a cui viene sottoposto, generando alterazioni del segnale e della risposta in frequenza, ( il materiale dei diaframmi a bobina mobile è generalmente il Mylar ).

Variando il gap tra i magneti permanenti si varia la sensibilità del microfono, più piccolo è e più sensibilità avrà, ma come nel caso di quello a nastro potrà avere anche uno spostamento dinamico inferiore in quanto che rischia di incidere sulle pareti creando distorsioni e rotture ( la capacità del costruttore di riuscire a far muovere il diaframma mobile solo sul piano verticale e non sul piano orizzontale è fondamentale per ottenere un microfono con alti valori dinamici e meno distorsioni ).

Anche le sospensioni e giunti utilizzati per collegare il diaframma alla bobina mobile ferromagnetica sono fondamentali per la riuscita di una trasduzione di qualità e con minime distorsioni, come visto anche nei precedenti articoli.

Le dimensioni della bobina mobile, andranno a determinare la frequenza di risonanza del microfono, per questo, è anche un microfono poco lineare. Tale risonanza però, può essere sfruttata, ad esempio per riprendere strumenti che a quella particolare frequenza sono scadenti e necessitano di enfatizzarla per ottenere un timbro migliore ( come vedremo più in dettaglio quando parleremo di tecniche di ripresa microfonica ).

Anche la bobina ferromagnetica, dovrà essere estremamente leggera per non ridurre ulteriormente la dinamica.

Il rumore di fondo di questo microfono ma come anche di quello a nastro, in questo caso inferiore, è dato fondamentalmente dalla presenza del trasformatore a presa centrale nello stadio di uscita ( più elevato al suo invecchiamento, e spesso utilizzato come innalzatore per aumentare il livello della sensibilità di uscita con un rapporto di trasformazione mai superiore a 1:2 o 1:3 ) e dalla naturale instabilità del campo magnetico permanente. Quando non c’è pressione sonora che incide il diaframma questo è fermo e stabile e con esso è stabile il campo magnetico in cui è immerso, ma non essendo ideale le varie forze positive e negative che regolano il campo magnetico sono spesso instabili e vanno se pur lievemente a muovere il diaframma anche in stato di quiete, e questo genera il rumore di fondo intrinseco del microfono.

Quando la variazione di pressione acustica incide sul diaframma, esso si muoverà ottenendo escursioni a seconda del movimento dell’onda sonora, quindi se vi è una compressione il diaframma si sposterà verso l’interno ( fig. 11 ) rispetto alla sua posizione di riposo, immergendo la bobina ulteriormente nel campo magnetico, mentre quando vi è una rarefazione ( fig. 12 ), si sposterà verso l’esterno allontanando la bobina dal campo magnetico, per cui tale bobina dovrà essere avvolta sul diaframma in modo che non esca dal campo magnetico per non creare distorsioni e rotture.

Fig. 11 2016-08-24_12-56-42.jpg

Fig. 12 2016-08-24_12-55-15.jpg

La forma e dimensioni del diaframma di un microfono a bobina mobile è quasi sempre tonda ( fig. 13 ), sia per un più facile ed efficente metodo costruttivo che per un motivo geometrico di efficenza di ripresa, in quanto che si parte dal principio che un’onda sonora si espande in moto circolare, ed essendo circolare anche il diaframma riesce più correttamente a riprendere tutto il raggio coperto dall’onda sonora, ( in realtà e lo studieremo meglio quando parleremo di acustica del suono, dipende molto dall’angolo di incidenza, dalla frequenza, dalle capacità del diaframma stesso a non deformarsi e tanti altri fattori visti sempre in questa serie di articoli ).

Fig. 13 images

n.b. In figura 13 si nota anche la copertura con filtro anti polvere e vento.

L’impendeza di uscita di questo microfono è spesso realizzata per essere adatta all’interfacciamento con pre-amplificatori microfonici sia analogici che digitali.

n.b. Alcuni modelli di microfoni a bobina mobile consumer, possono presentare un uscita sbilanciata a Jack TS.

Il microfono a bobina mobile è quasi sempre costruito con ripresa end-fire, più rari i modelli side-fire come quello in figura 14 perchè di più difficile costruzione.

Fig. 14 41UdAiROiaL._SL500_AC_SS350_

 

Con interruttore

Esistono poi modelli di microfoni dinamici che prevedono l’utilizzo di un interruttore per abilitare il passaggio di segnale ( ON/OFF ) ( fig. 15 ), utili per applicazione mobili ( come interfono, talkback ), cosi da accendere e spegnere il microfono in mobilià a scelta dell’utilizzatore, senza dover dipendere da una matrice esterna.

Fig. 15 2017-07-06_12-55-22.png

Sono microfoni più scadenti in quanto l’interruttore soprattutto con l’invecchiamento tende a generare rumore ed introdurre interferenze lungo la linea audio.

Come si vede in figura 15 hanno design differenti, da quelli più comuni a mano ( lato destro ) a quelli più da passeggio ad aggancio ( lato sinistro ) ad esempio su vestiti, cinture, ecc…

 

Doppia Impedenza

Tecnologia sviluppata per lo più nei microfoni dinamici ma poco evoluta per via dell’elevato rumore di fondo e facili rotture rispetto a quelli con circuito ad impedenza singola, è quella della doppia impedenza di uscita ( tramite doppio circuito di uscita ), con la quale attraverso un selettore ( con l’interpositizione di una resistenza per uscita a 3 poli XLR o di un vero e proprio ulteriore circuito per uscita a 5 poli, i quali poli 2 e 3 venivano utilizzati per la prima impedenza ed i poli 4 e 5 per la seconda impedenza, per cui era spesso necessario un adattatore da 5 a 3 poli per poterlo interfacciare correttamente con un circuito di pre-amplificazione a 3 poli ), o ancora si poteva presentare come doppia uscita si poteva scegliere tra due differenti tipologie di tensione di uscita, generalmente tra poco più di 1 mV a poco più di 12 – 13 mV, con impedenze che variano tra i 20 Ω ( la più bassa in assoluto per un microfono ), e 300 Ω.

In figura 16 due microfoni a doppia impedenza di uscita.

Fig. 16 2017-07-06_10-23-09

La funzione principale sta nel poter scegliere un più elevato o più basso segnale microfonico a parità di impedenza di ingresso del circuito di pre-amplificazione esterna, utile ( soprattutto una volta ) quando il pre-amplificatore microfonico dispone di un circuito di guadagno limitato a pochi dB ( anche per questo non più utilizzato in quanto ad oggi qualsiasi pre-amplificatore microfonico è in grado di dare guadagno almeno di 20 dB, più che sufficente per la maggior parte delle esigenze ).

 

Filtri

Alcuni microfoni dincamici possono essere equipaggiati con circuiteria passiva quali filtri passa-basso e/o passa-alto, selezionabili tramite selettore ( fig. 17 ) o circuiti logici secondo le funzioni che può avere quel tipo di microfono.

Questo per eliminare da subito possibili frequenze non desiderate e non necessarie nel mix già in fase di ripresa.

n.b. Utilizzare il filtro a questo punto della catena audio è la soluzione migliore in quanto elimini da subito eventuali rumori e frequenze che andrebbero a propagarsi lungo il percorso del segnale fino allo stadio di filtraggio successivo ( esempio inserito a livello di ingresso di un pre-amplificatore microfonico ), alterando possibili valori di interferenza, variando in modo casuale valori di impendenza e fase del segnale.

Ad esempio il microfono in figura 17 è adatto e concepito per una ripresa strumentale come ad esempio il suono di un amplificatore a cui è collegata una chitarra elettrica

Fig. 17 e906-large.jpg

Come si vede dalla figura 17 presenta un filtro passa-basso ( a frequenza stabilita indicata nelle specifiche tecniche del microfono stesso ), ed in questo caso anche un possibile alternativo boost alla stessa frequenza per enfatizzare eventuali valori armonici dello strumento.

 

Specifiche Tecniche

I microfoni dinamici hanno le più varie specifiche tecniche tra tutte le tipologie di microfoni esistenti, di seguito alcune considerazioni di media.

Risposta in Frequenza: Varie sono le risposte in frequenza in base soprattutto alle dimensioni del diaframma microfonico che possono variare da > 2″ a < 2″, più grande è e più è adatto alla ripresa di strumenti con forte contributo in bassa frequenza, al contrario più piccolo è e più è adatto alla ripresa di strumenti con maggiore contributo in medio-alta frequenza.

Ad esempio un microfono a bobina mobile a largo diaframma come quello in figura 18 ha una risposta tipica come quella in figura 19 ( in cui viene inserito anche l’effetto prossimità ).

Fig. 18 xl_83577-tmp7D43.jpg

Fig. 19 frequency_response-beta52

Uno con diaframma più piccolo come lo Shure SM57 ( fig. 20 ), ( il microfono a bobina mobile più utilizzato soprattutto nel live per la ripresa di chitarre elettriche ) ha una risposta tipica come quella in figura 21.

Fig. 20 shure-sm57.jpg

Fig. 21 frequency-response_sm57

Mentre prendendo per esempio lo Shure SM58 ( fig. 9 ), ( il microfono più utilizzato in abiente live per la ripresa della voce ) ( fig. 22 ), risposta molto simile a quella dell’SM57, difatti le dimensioni del diaframma mobile e metodo costruttivo sono molto simili.

Fig. 22 frequency-response_sm58

In termini di numeri abbiamo che larghi diaframmi considerando sempre almeno +/- 10 dB, hanno una risposta che va da circa 20 Hz a 10 Khz, diaframmi più piccoli possono avere una risposta che va da 40 Hz – 50 Hz a 15 Khz – 16 Khz.

Sensibilità: Anche la sensibilità dipende molto dalle dimensioni del diaframma mobile, in linea generica un largo diaframma offre una sensibilità di uscita ad 1 Khz < 1 mV/Pa o – 60 dBV/Pa, mentre un diaframma più piccolo < 3 mV/Pa o – 50 dBV/Pa.

Max SPL a 1 Khz: Il microfono dinamico è in assoluto il microfono che sopporta le più elevate pressioni sonore. Come visto anche in articoli precedenti più è piccolo il diaframma e più sopporta SPL elevati, larghi diaframmi in genere sopportano < 170 dBSPL, mentre più piccoli diaframmi anche > 170 dBSPL.

Impedenza: L’impedenza di uscita di questi microfoni varia da circa 150 Ω a 400 Ω ( adatta quindi ad interfacciarsi anche con i moderni pre-amplificatori microfonici ).

 

Altro sui Microfoni:

Microfoni – I ( Principio di Funzionamento, Tipologie di Microfoni, Microfoni di Ripresa, Diagrammi Polari )

Microfoni – II ( Altri Diagrammi Polari )

Microfoni – III ( Caratteristiche Polari, End e Side Fire, Wired e Wireless, Diaframma Mobile, Altre tipologie di Diaframma )

Microfoni – IV ( Microfoni di Velocità e Spostamento, Larsen e Feedback, Posizionamento di Monitor, Effetto Prossimità, Comb Filtering, Doppio Diaframma Mobile, Sospensioni Mobili )

Microfoni – V ( Categorie dei Microfoni di Ripresa, Microfoni Analogici, Cenni Storici, Microfoni a Carbone, Microfoni Piezoelettrici, Microfoni Ceramici )

Microfoni – VII ( Microfoni a Condensatore )

Microfoni – VIII ( Microfoni Valvolari, Parabole, Shotgun )

Microfoni – IX ( Microfoni PZM, Boundary Layer, Gooseneck )

 

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