Dischi Vinile – II

Lettura del Disco Vinile

Prima di analizzare il processo di scrittura-registrazione al fine di capirne meglio il funzionamento, analizziamo quella che è l’informazione audio all’interno di un disco e come è strutturato lo strumento di lettura, il Giradischi.

Di seguito riportiamo la foto di un comune giradischi ( fig. 1 ):

Fig. 12017-11-06_15-42-02

C’è da dire che i comuni giradischi, a differenza dei successivi “mangianastri“  per cassette magnetiche ed i masterizzatori ottici permettevano il solo playback del disco. Quindi non esistevano dischi puliti da poter “masterizzare“ a casa. Proprio perché come precedentemente accennato e come poi vedremo, il processo di registrazione risulterà abbastanza complesso e richiedente un certo tipo di professionalità, per ottenere un suono di modesta qualità e minimizzare i problemi di CAV.

Il giradischi automatizzato come quello di figura 1 è costituito da un braccio di lettura chiamato Cantilever, composto all’estremità da un supporto con bilanciamento del peso, affinché il peso della testina di lettura, all’estremità opposta, non faccia cadere il braccio in avanti sul disco. Tale contrappeso dispone anche di un angolatore regolabile al fine di regolare la posizione perpendicolare della testina in asse al disco in vinile, questo perchè causa continue vibrazioni durante la fase di lettura ma anche urti accidentali può spostarsi e quindi da riassettare prima di un nuovo playback. Il cantilever deve essere poi dimensionato considerando anche l’attrito del disco allo strusciamento della testina, in quanto tende ad aumentare il peso complessivo, e soprattutto deve mantenere la giusta distanza tra la testina di lettura e come vedremo i solchi di informazione audio sul disco, affinchè vi sia il minimo strusciamento possibile, con la massima trasduzione di informazioni. I giradischi più per uso consumer, detti anche combo, hanno già tutto preassemblato, senza contrappeso, in quanto la base del cantilever è saldata o costruita insieme al blocco intero componente il giradischi. Mentre quello in figura 1 è diviso, e consente di sostituire l’intero braccio di lettura oltre che essere come detto regolabile ( professionale ).

Quasi sempre il giradischi è venduto con struttura protettiva di plastica ( coperchio ), al fine di proteggerlo dalle polveri esterne ( fig. 2 ).

Fig. 2 thorens-td-190-2-giradischi-nero-trazione-a-cinghia-testina-ortofon-omb-10-con-coperchio-antipolvere.jpg

Braccio Mobile

Seguendo il profilo del Cantilever troviamo il braccio mobile, che ha il compito in estremità opposta alla base, di alloggiare la testina di riproduzione ( come si nota in figura 1 ). Si necessita di questo braccio al fine di poter consentire alla testina, di ottenere liberi e meno inerzi movimenti possibili, seguendo il percorso dei solchi presenti nel disco, dal profilo più esterno a quello più interno, mantenendo la giusta distanza dal graffiare il disco.

Il braccio mobile può presentare vari profili, secondo l’evoluzione tecnologica:

  1. BRACCI DRITTI
  2. BRACCI SNODALI
  3. BRACCI TANGENZIALI

Il braccio dritto, ( figura 3 ), è quello più semplice e di prima tecnologia, sono più economici, semplici da costruire, ma tengono maggiore inerzia al movimento.

Fig. 3 49cba1c97b31c8f9c32030c46825b9f5_orig.jpg

Il braccio snodale ( fig. 4 ), presenta una forma ad S che consente una minor inerzia, ma come anche nel profilo dritto, problemi tangenziali derivati dal movimento parallelo del braccio rispetto allo scostamento circolare della testina, tale che si possono causare leggere variazioni di velocità di lettura.

Fig. 4 Giradischi-technics-sl-d303-20170729201107.jpg

Il braccio migliore dal punto di vista della lettura è quello apparso alla fine degli anni 70’, il braccio tangenziale, come quello disegnato in figura 1.

Riduce il problema tangenziale sopra elencato, ma è molto più costoso dei precedenti, presenta qualità timbriche superiori non cosi evidenti. Presenta un’inerzia maggiore rispetto allo snodale.

I più diffusi ed utilizzati sono quelli diritti, che pur avendo una qualità sonora discutibile rispetto agli altri due presentano costi di gran lunga più accessibili, da un qualsiasi consumatore.

Il cantilver si può presentare come un lungo braccio piano ( secondo i relativi profili ), nei sistemi più consumer ( fig. 5 ), o come un braccio dritto con parte terminale in cui vi è l’alloggiamento della testina di playback tangenziale al disco ( fig. 6 ), questo per migliorate la lettura tangenziale vista precedentemente.

Fig. 5 2017-11-06_16-08-51.jpg

Fig. 6 2017-11-06_16-12-45.jpg

Il sistema con testina tangenziale consente di dare più elasticità nel movimento della puntina di lettura presente nella testina di playback in relazione alla composizione dei solchi del disco, cosi da avere una migliore trasduzione rispetto ai bracci piani, dialogando meglio con l’angolo tenuto ad esempio in fase di registrazione, in quanto soprattutto prima dell’avvento delle standardizzazioni, ogni braccio di scrittura ma anche lettura, poteva presentare diverse angolazioni della puntina in relazione al piano del disco. Ma di contro, ha il fatto che essendo meno rigido, sia l’incisione che la lettura, possono subire deviazioni angolari e quindi alterazioni dinamiche, di fase e di frequenza. Sono comunque i più utilizzati a livello professionale, perché offrono un suono di maggiore qualità.

I cantilever con questa tipologia di braccio, presentano molto spesso come visto, una base di rotazione con angolatore ( fig. 7 ), con controllo regolabile dell’altezza angolare della testina, quindi della posizione della puntina in relazione al solco del disco. Definito anche SRA ( Stylus Rake Angle ). Questo permette regolazioni nell’ordine dei micromillimetri ed è ritenuto essenziale in termini qualitativi, per migliorare la capacità di scrittura, e ricercare la migliore lettura ( presente come detto nei giradischi più professionali ).

Fig. 7 f.jpg

Testina di Riproduzione ( Playback ) o Testina Fonografica

La testina di riproduzione ( fig. 8 – 9 ) è il trasduttore che permette di trasformare i solchi di registrazione in impulsi elettrici corrispondenti cosi da permetterne l’amplificazione e l’ascolto.

Fig. 8 dsdf.jpg  Fig. 9 GRADO-BLUE-1-PRESTIGE-Testina-per-giradischi-20170720183847

Nei giradischi consumer come quello di figura 8 la testina è elettricamente saldata ( stagnata ) con il braccio, per cui non è possibile cambiarla, in caso si necessiti di sostituirla sarà necessario dissaldarla e risaldare quella nuova, facendo attenzione a non invertire la fase del segnale audio invertendo il collegamento dei cavi.

In quelli più professionali invece la testina è sostituibile con nuove testine compatibili ( come quella mono di figura 9 ) in cui basta inserire i pin ( massa + segnale ) della testina, nell’apposito alloggiamento del braccio, cosi da poter scegliere la giusta testina che genera il suono più gradito a piacimento, la più qualitativa secondo i propri gusti, oltre che sostituzione per danneggiamenti e rotture della stessa.

n.b. Vedremo nel prossimo articolo anche altre varianti di testine come quella Stereo e Quadrifonica.

Il cuore della lettura e quindi anche la qualità di riproduzione, è proprio la testina con puntina di lettura in diamante sintetico, ad oggi non di semplice recapito, e di sempre maggiori costi in quanto rare perché poco fabbricate. Essa consente di avere la massima resistenza possibile contro urti ed usure, non chè un minimo peso con guadagno sul fattore inerziale di movimento.

La punta, a giradischi fermo, va scostata o comunque alloggiata su di un apposito sostegno ( fig. 10 ), il tutto muovendo a mano il cantilever, al fine che non vada a poggiarsi e toccare materiali su cui può sfregare, andando a deformare la puntina, che generalmente ha forma elissoidale con spessore di pochi micromillimetri, andando cosi alla successiva lettura e distorsione dell’informazione.

Fig. 10 2017-11-06_16-33-53.jpg

Come si vede dalla figura 11 la puntina viene assemblata su di un mini-braccio ( parte terminale del cantilver interna alla testina di riproduzione ) che può essere di forma dritta o tangenziale appunto per migliorare la lettura tangenziale.

Fig. 11 2017-11-06_16-44-02.jpg

Prima della puntina ellissoidale, c’era quella a profilo conico ( fig. 12 ), meno efficiente in quanto meno aderente al solco, sono state poi sviluppate anche alternative di queste, che offrono migliori ma in certi casi anche peggiori prestazioni, come la punta ellittica, a contatto lineare, microline, shibata, alcune di queste rappresentate in figura 13.

Fig. 12 2017-11-06_16-55-18

Fig. 13 stylustypes1.jpg

Una volta inserito il disco nell’apposito giradischi o piatto, ancor prima di far roteare il disco, a mano o motorizzato, sempre al fine di non far sfregare la puntina, la si va ad alloggiare nell’apposito solco in cui vi sarà l’incisione della relativa traccia audio al determinato tempo di riproduzione. Vedremo poi come è possibile identificare l’inizio e fine di una traccia all’interno di un disco in vinile.

Una volta ascoltato il disco, ancor prima di scostare la puntina, è bene spegnere il giradischi o fermare la rotazione nel caso di un grammofono a manovella.

Una puntina di cristallo ( diamante sintetico ), ha un livello medio di massimo rendimento di circa 150 – 170 ore di sfregamento. È ritenuto che le prestazioni migliori, si hanno dopo circa 10 ore di utilizzo, che rappresenta il tempo in cui la testina si va a deformare adattandosi al non perfetto solco presente nel vinile.

Un’ulteriore fattore di generazione di distorsioni in fase di lettura, è l’effetto elettrostatico creato dallo strusciamento della puntina sul vinile. Questo può creare alterazioni nella banda audio riprodotta, con un conseguente aumento del rumore. Ecco perché è utile e preferibile utilizzare punte in diamante sintetico e non alternative consumer, cosi che vi sia il minor trasferimento di corrente elettrostatica al processo di trasduzione ( in quanto di materiale sintetico ).

Insieme alla punta di lettura, racchiusa in un unico corpo generalmente plastico o ferro come protezione da agenti esterni, vi è una bobina mobile di materiale conduttore generalmente rame.

La bobina mobile, è collegata direttamente alla testina di riproduzione. Le oscillazione della testina, in relazione ai solchi presenti nel disco, verranno corrisposti da oscillazioni della bobina all’interno di un materiale ferromagnetico a campo magnetico costante, cosi che, si andranno a generare sulla bobina stessa, linee di forza corrispondenti alla forza di attrazione o repulsione del campo magnetico al movimento della bobina. Il principio è molto simile a quello di un microfono dinamico a bobina mobile. Tali correnti indotte sulla bobina, seguiranno attraverso un apposito generatore circuitale, il percorso di uscita del segnale elettrico generato. Tale segnale dovrà poi essere prelevato dall’apposita uscita RCA, a – 10 dBV ( standard operativo utilizzato a livello consumer generalmente presente nei giradischi ), ed interfacciato con apposito amplificatore, con segnale di ingresso operativo a – 10 dBV, che andrà poi ad alimentare un sistema di diffusione sonora per l’ascolto.

In alternativa per utilizzo con amplificatori moderni, si necessita di un sistema di preamplificazione del segnale ( ad esempio fino a + 4 dBu, standard operativo professionale ad oggi ), sempre con ingresso a – 10 dBV, per poi portare il tutto ad un amplificatore di potenza ad esempio con ingresso a + 4 dBu.

Il tipo di trasduzione appena analizzato è il più utilizzato e definito anche MC ( Moving Coil ), quindi bobina mobile. Questo tipo di traduzione genera un basso valore di tensione di uscita, infatti il segnale viene preamplificato internamente prima dell’uscita.

A parte questo, il solo problema che può fornire questo tipo di struttura è che, all’usura della puntina di lettura a causa dello sfregamento sul disco, quando la si deve cambiare si necessita di acquistare l’intera testina, essendo un unico corpo.

Precedentemente a questo sistema, ma caduto subito in disuso, vi era un cristallo piezoelettrico al posto della bobina e del magnete od elemento ceramico, ma ancor meno efficiente e qualitativo, in cui il movimento della puntina, andava ad incidere su una lamina di cristallo, la quale attraverso un generatore esterno, produceva segnali elettrici, ( molto simile al sistema di trasduzione dei microfoni piezoelettrici ). Causa della cattiva qualità, era proprio la forza di repulsione, data dalla lamina alla puntina incidente.

L’altro tipo di trasduzione è quella MM ( Moving Magnet ), meno utilizzata, perché ritenuta meno qualitativa all’ascolto della bobina mobile e magnete fisso, questa presenta la bobina fissa e il magnete mobile. Ha il vantaggio, che permette la sostituzione della puntina indipendentemente dall’acquisto dell’intera testina di lettura.

In figura 14 una rappresentazione grafica della trasduzione MC e MM.

Fig. 14013.jpg

L’evoluzione delle testine è arrivata al punto di sostituire la puntina di diamante sintetico, con un trasduttore ottico-laser ( fig. 15 ), eliminando cosi qualsiasi rumore e problematica generata da questo tipo di funzionamento, con l’introduzione di altre tipologie di problematiche che vedremo meglio quando parleremo di lettori ottici, ma ottenere una qualità superiore in tutto lo spettro audio, anche se non molto diffusa in quanto che il suono dello sfregamento della testina in diamante sintetico è ancora oggi molto caratteristico e ricercato.

Fig. 15 xsds.jpg

La trasduzione del segnale ottico è poi presentata all’uscita sempre in campo analogico come visto per le testine con punta in diamante siliconico oppure in dominio digitale ( generalmente S/PDIF e/o USB ) ad esempio per il trasferimento del segnale a software per editing e mastering su PC prima del riversamento su supporti ottici o file digitali, oppure ad altri hardware di conversione D/A per l’ottenimento di una qualità superiore rispetto a quella data dall’uscita RCA analogica. I più moderni presentano anche uscita di linea RCA o Jack a 0 dB.

Tutto questo è parte di una categoria a sé, e cioè quella dei giradischi e cantilever digitali.

È un sistema che non è riuscito ad imporsi sul mercato, proprio per l’avvento dei supporti di più elevata qualità come CD e DVD.

Giradisco o Piatto

Il giradisco è il supporto in cui viene alloggiato il disco, di materiale al quarzo i migliori per consentire meno usure nel tempo, minime deformazioni dal movimento e resistenza agli urti. In più aiuta a stabilizzare la rotazione del disco, in modo che non subisca ondulazioni, tali che porterebbero ad alterazioni della lettura da parte della testina. Il disco non poggia direttamente sul giradischi, ma su di un feltro assorbente che evita il problema dell’eventuale strusciamento del disco sulla parte metallica, causante usura e graffi. Al centro del giradischi vi è un supporto metallico con profilo esterno, detto anche centratore, questo consente al disco di rimanere fisso, stabile e non uscire dalle guide o saltare durante la rotazione ( fig. 1 ).

Abbiamo visto che può essere un movimento manuale, con manovella esterna, come nei precedenti fonografi e grammofoni, o motorizzato come i più recenti analizzati in questo articolo.

Il sistema motorizzato-automatizzato, detto anche piatto rotante, deve consentire innanzi tutto di mantenere una velocità cotante di rotazione ( quindi 78 – 33 – 33 1/3 – 45 giri/min ) a seconda del disco che si vuole leggere ( fig. 16 ), dipendente quindi dalla velocità di scrittura in fase di recording. Questo per non creare alterazioni della tonalità ( variazioni pitch ), in quanto si presume che in registrazione, sia stato seguito lo stesso procedimento di mantenimento costante della velocità angolare, CAV. E’ generalmente sempre alimentato a corrente continua DC. I sistemi più moderni consento di variare la velocità di riproduzione manualmente al fine di poter rendere il sistema più versatile ( fig. 17 ).

Fig. 16 dsfsdfsd   Fig. 17 Reloop_RP-7000-e1425062603528.jpg

Nel caso di figura 16 ci sono due pulsanti logici ( si illuminano quando attivi ), per determinare la velocità di rotazione, uno per il 33 giri ed uno per il 45 giri, premendoli entrambi si attiva la velocità per il 78 giri.

In figura 17 si nota il variatore di Pitch manuale tramite fader ( generalmente fino a massimi valori del +/- 50% di velocità variabile ), con centro a 0 in cui vi è la riproduzione naturale del disco ( utile anche per effettuare mix e remix di brani, creando effetti particolari, molto utilizzato dai DJ ), vi è anche un controllo manuale tramite pulsanti logici posizionati sopra al controllo tramite fader, con la possibilità di memorizzare due tipologie di pitch ( A e B ), cosi che quando premuto ad esempio A la velocità di rotazione si porta automaticamente a quella memorizzata, lo stesso per il B.

Sempre in figura 17 si vede anche il pulsante Quartzlock, utile per bloccare la rotazione del giradisco da accidentali pressioni sul pulsante di Start/Stop ( fig. 16 ), quando è attivo il Quarzlock qualsiasi pressione sul pulsante Start/Stop non ha valore.

In figura 16 si vede il pulsante Start/Stop per avviare e stoppare la rotazione del giradisco ( la rotazione non è immediata in quanto meccanica, quindi impiega un certo tempo, pochi millisecondi per arrivare alla velocità di giro selezionata, e qualche secondo per inerzia a fermarsi completamente, sempre se non fermato manualmente dopo aver premuto Stop ).

n.b. Non fermare mai manualmente il giradisco senza aver premuto prima Stop in quanto ponendo inerzia al movimento si rischia di danneggiare il motore di rotazione. Per particolari effetti come lo Scratch muovere il disco e non il giradisco.

In figura 16 si nota anche il pulsante Reverse con cui è possibile far girare il giradischi al contrario e creare un particolare effetto ( può essere usato come scratch meccanico ).

Sempre in figura 16 si nota un pulsante rotativo Power, utilizzato per accendere e spegnere il giradischi, ma utilizzabile anche, in questo caso, per determinare un eventuale aggiustamento del tempo di Start/Stop ( generalmente entro i 10 secondi ). Questo può essere utile quando si mixano due brani su due giradischi differenti, cosi da determinare in modo automatico quando ad esempio il secondo giradischi deve entrare in Playback e prepararsi cosi per tempo alla fase di mixaggio, lo stesso vale al contrario per lo Stop.

La struttura dei componenti e manopole esterne è quasi sempre misto tra alluminio e plastica, dipende dal metodo costruttivo e professionalità del giradischi.

Nei giradischi consumer, la velocità di rotazione varia automaticamente, attraverso un variatore meccanico collegato direttamente al cantilever, cosi che a seconda della posizione del braccio determina il livello di velocità, che come precedentemente definito maggiore esternamente e minore internamente.

Questo può causare leggere alterazioni del pitch e tonalità, se in registrazione si sono effettuate delle varianti, come vedremo, a scopo di valorizzare la dinamica.

Difatti nei sistemi professionali vi è un contatore automatico di luce ( fig. 18 ), che attraverso dei segni riflettenti posti nel piatto rotante, preleva informazioni su quanta luce passa quando viene riflessa dal segno ( generalmente di stesso materiale del giradisco ), e quanta invece viene oscurata dal segno dalla parte nera senza segno, cosi che tramite un processore elettronico identifica la posizione della testina, ed essendo collegato ad un variatore connesso al motore va automaticamente a regolare la velocità di giro. Questo in modo molto più preciso e rispecchiabile la realtà di incisione.

Fig. 18 2017-11-06_20-39-18.jpg

Il primo tipo di motore, è quello con piastra poggiata a molla, il peggiore, in quanto non manteneva un movimento costante nel tempo, se pur caricata dalla presenza di un motore esterno.

Successivamente vi fu il motore a trazione diretta ( Direct Driver ), e a cinghia gommata ( Belt Driven ), quello a cinghia risulta essere il più utilizzato e migliore, in quanto consente di mantenere un elevato isolamento dal rumore provocato, dallo stesso motore e dal movimento del piatto. Quello diretto, consente di mantenere una più costante velocità di rotazione, ma genera molto più rumore. Anche se esistono motori diretti che si avvicinano a quelli a cinghia in termini di isolamento, ma ad alto prezzo di mercato.

In termini qualitativi sulla risposta in frequenza, possiamo dire che in media un disco e il suo giradischi, possano generare in uscita una banda passante da 50 Hz a 15 Khz.

Fig. 19 vdvs

In figura 19 si notano ulteriori pulsanti rotativi oltre a quelli appena visti, come il Torque con il quale è possibile regolare la forza di rotazione del giradischi ( misurata in Kg/cm ), tanto maggiore sarà e tanto più rapidamente il giradischi arriva alla velocità di rotazione impostata riducendo alcuni fenomeni di rumore come lo Scratch non voluto in fase di avvio e lo Skating.

Vi è anche il Brake che è l’opposto del Torque, quindi gestire la potenza/velocità di frenata quando si preme Stop.

Altro

Soprattutto i più vecchi giradischi con piatto in materiale ferroso, soffrivano del problema di interferenze in quanto non adeguatamente schermati sia dai ritorni di corrente sulla linea elettrica che dalle interferenze generate dal giradischi stesso come precedentemente visto, non in grado di trasferirle tutte e correttamente a terra, per questo quasi tutti i giradischi presentavano una vite che permetteva di collegare un cavo di messa a terra aggiuntivo ( spesso fornito in dotazione ), cosi da scaricare queste interferenze a terra e ridurre i rumori generati, vìte direttamente collegata alla parte metallica del giradischi ( fig. 20 )

Fig. 20 ground10 Fig. 21 massekabel

Il conduttore deve essere di materiale con eccellenti proprietà di conduzione come il più utilizzato rame, non precablato ma è da agganciare-avvitare alla vite, da utilizzare se si genera un rumore di fondo Hum a 50 Hz generato dalla linea elettrica. E’ possibile acquistarlo a parte della lunghezza e dimensioni desiderate, cosi da poterlo ancorare ad un qualsiasi dispositivo esterno che abbia una massa, cosi da eliminare tutti i disturbi generati ( fig. 21 ).

In alcuni giradischi “soprattutto quelli vecchi”, quando la messa a terra non è collegata, l’audio non va e il giradischi rimane fermo, perché essendo caricato da elettrostaticità crea dei campi magnetici opposti a quelli generati che lo tengono fermo.

Ad oggi invece grazie alle più moderne ed efficienti schermature, e soprattutto con i giradischi al quarzo, la riduzione di queste interferenze di una non adeguata messa a terra sono molto ridotte, per questo molti giradischi moderni non presentano la possibilità di collegare un ulteriore messa a terra.

A seconda dell’epoca di costruzione, pur seguendo un profilo comune, sia i Cantilever che i Giradischi, possono presentarsi con varie forme costruttive.

In figura 22 abbiamo un giradischi con cantilever alternativo a quelli appena visti.

Fig. 22 dgf.jpg

n.b. Da come si può intuire diverse sono le funzionalità che possono essere presenti in un giradischi, ma qualsiasi giradischi essendo motorizzato necessita di essere alimentato tramite rete elettrica. Esistono comunque delle varianti portatili a batteria e per quelli digitali anche con alimentazioni tramite collegamento USB al computer ( fig. 23 ).

Fig. 23 giradischi-portatile-1024x683.jpg

Altri giradischi come quello di figura 24 dispongono di un controllo per il volume di uscita, altri sono già equipaggiati con sistema di amplificazione finale, per cui da collegare solo le casse. Alcuni giradischi più recenti come quello di figura 24 permettono anche di registrare l’audio del vinile direttamente su supporto esterno, come ad esempio una chiavetta USB, oppure riprodurre l’audio direttamente dalla chiavetta USB bypassando l’utilizzo del disco.

Fig. 24 51hRoPDHKOL.jpg

Possono presentare anche altri componenti, come uscita cuffie, equalizzatore e molto altro.

Caratteristiche

I migliori giradischi presentano un rumore di fondo SNR < – 55 dB ( 1 Khz ), molto più alto dei come vedremo lettori per nastri magnetici che susseguirono a livello commerciale ai dischi in vinile e ancor più dei lettori ottici, ultima evoluzione dei supporti fisici dedicati alla musica. Devono anche consentire un più basso valore di rumore come Wow e Flutter ( Rumori della variazione e non stabilità della velocità del disco ed inerzia della puntina che causano varianti del pitch e time di riproduzione ), generalmente misurato in WRMS, un buon valore è < 0,01% WRMS. Oltre a questo devono avere un elevato valore di Anti-Skating, che rappresenta il grado di pattinamento del giradischi, e cio’è lo scivolamento del disco sul giradischi, il quale porta sempre ai problemi di Flutter e Wow, tanto più alto è questo valore e tanto meglio è. E’ misurato in un range di peso che deve avere il disco entro il quale le prestazioni risultano ottimali ed i valori di distorsione bassi come da specifica tecnica, ottimi valori sono da 0 g a 3 g.

Valori ottimizzati dal materiale e metodo costruttivo.

n.b. Il peso di un disco in vinile medio è generalmente di 150 grammi.

Per quanto riguarda la testina fonografica, questa presenta una risposta in frequenza il più delle volte superiore a quella offribile dal disco e giradisco stesso, cosi che il problema di una banda passante limitata come quella vista di circa 50 hz – 15 Khz non è da ritrovare nelle caratteristiche della testina di lettura ( ma nella bassa dinamica e rumori generati dal supporto disco vinile e prodotti dal giradischi, più altri valori che vedremo più avanti ) che anzi, offre una banda passante media per le testine migliori da 10 hz – 15 hz a 30 Khz – 55 Khz ( +/- 3 dB ).

Per dischi stereo ma anche come vedremo quadrifonici è importante che la separazione tra i vari canali sia alta ( basso valore di Crosstalk ), cosi che sia mantenuta la più naturale e pulità sonorità, senza che ad esempio una parte di suono del canale left sia presente anche sul right e viceversa. Come vedremo nel prossimo argomento la tecnica di registrazione sarà fondamentale per mantenere basso questo valore. Per quanto riguarda la lettura un’ottima testina fonografica deve presentare un valore di Crosstalk di almeno – 25 dB ( molto alto rispetto agli odierni sistemi ottici e digitali ).

Anche il peso della stessa testina fonografica è fondamentale per ottimizzare il posizionamento, controllo di rotazione e pressione della puntina sui solchi di lettura del disco, normalmente una testina fonografica pesa sui 6 g.

Vi è anche il peso di appoggio, e cio’è la pressione data dalla testina sul disco, anche questo per gli stessi motivi non deve essere nè troppo basso ( causa fluttuazioni ), nè troppo alto ( causa inerzia ), le migliori testine pongono un peso dagli 1,5 g ai 2 g.

Il livello della tensione di uscita del segnale elettrico della testina determina il grado di sensibilità della stessa, più è alto e più precisa sarà, oltre che ottenere un maggiore volume di uscita a parità di guadagno di amplificazione dato, potendo trasdurre in modo corretto una maggiore dinamica e con la presenza di rumori di fondo inferiori. Ottime testine hanno un livello di tensione di uscita dai 2,5 mV ai 5 mV.

La Cedevolezza Dinamica determina invece il grado di elasticità della puntina di playback, tanto più è alto questo valore e tanto più precisa sarà la trasduzione in quanto pone meno inerzia nella lettura dei solchi del vinile.

Valori ottimali sono tra i 15 e 25 um/mN.

L’uscita audio del giradischi come vedremo più in dettaglio nel prossimo articolo, è di un basso livello di tensione, generalmente -40 dBV, la quale uscita è spesso consigliata essere interfacciata con ingressi adibiti denominati PHONO, che presentano un valore di impedenza di ingresso ottimizzato per l’amplificazione, quale circa 45 KΩ – 47 KΩ ( per facilitare una standardizzazione di collegamento di questa apparecchiatura, basta collegarlo ad un qualsiasi mixer, amplificatori, distributore di segnale che abbia l’ingresso PHONO, come quello di figura 25 ).

Fig. 25 17-17724593_4507_1280_x_1024.jpg

In caso non si abbia questa tipologia di ingresso è possibile acquistare a parte accessori con il compito di elevare il livello di tensione da Phono a Linea o Mic secondo il collegamento da effettuare, veri e propri adattatori di livello di segnale come quelli in figura 26 – 27 – 28 – 29 di diverse forme e tipologie.

Fig. 26 11312992_800.jpg11312997_800.jpg

Come si vede chiaramente in figura 26, l’ingresso di questi adattatori è sempre RCA ( connessione più comune in uscita dai giradischi ), ma può essere presente anche una versione a Jack TRS, il prelievo di una copia dell’ingresso Link da inviare ad altre postazioni ( esempio pre-amplificatore come quello in figura 25 ).

Nell’esempio di figura 26 l’uscita è a livello microfonico per portare il segnale ad un ingresso di pre-amplificazione microfonica.

Sono tutti sitemi attivi per cui necessitano di alimentazione, chi tramite Phantom Power ( fig. 26 ), chi tramite trasformatore esterno ( fig. 27 ), o entrambi ( fig. 26 ).

Fig. 27 2326225_800.jpg

Fig. 28 4954291_800.jpg

Fig. 29 12078251_800

Come si vede in figura 26 e 28 se ne possono trovare anche multicanale, stereo i più diffusi, e con la presenza del collegamento della messa a terra per i motivi visti.

Altri come quello in figura 30, si presentano come pre-amplificatori di segnale phonografico verso livello di linea con doppio ingresso ( MC – MM o uno dei due ). Secondo il costruttore rappresenta una circuiteria di pre-amplificazione ottimizzata per il tipo di trasduzione presente nel giradischi ( la MC o MM come visto in questo articolo ), prima dell’amplificazione finale.

Fig. 30 cambridge-audio-cp2-silver-preamplificatore-phono-mm-mc-nuovo-garanzia-ufficiale-italia.jpg

 

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Dischi Vinile – I ( Cenni Storici sul Recording, Fonografo, Grafofono, Grammofono, Disco in Vinile ).

Dischi Vinile – III ( Microgroove, Modulazione Mono, Modulazione Stereo, Modulazione Quadrifonica, Controfase, Processo di Registrazione e Copiatura Dischi Vinile, Equalizzazione RIAA, Restauro Dischi Vinile, Danni – Imperfezioni e Accorgimenti ).

 

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