Psicoacustica – III

Reti o Curve di Ponderazione

Come accennato nei precedenti articoli, il conoscere come funziona e risponde il nostro orecchio ai suoni è fondamentale anche dal punto di vista del realizzare ed utilizzare strumenti di analisi, rilievo e misura, per capire meglio se un suono è fastidio, può creare danni, è confortevole, rispecchia termini di legge, per tarare l’attrezzatura audio, ecc.. ecc..

A questo proposito in riferimento alle curve isofoniche viste nel precedente articolo, si sono create una serie di curve dette curve o reti di ponderazione, riportate poi come parte elettronica di ponderazione nella strumentazione di analisi. Questo fa si che la pressione sonora rilevata dallo strumento (es. fonometro, ma ad oggi anche applicabile post analisi da un qualsiasi software di analisi acustica, come SMAART LIVE), venga “ponderata” quindi adattata a come questo suono venga effettivamente percepito dall’uomo, anche se come visto il margine di errore rimane sempre abbastanza alto, in quanto ancora si conosce poco del reale funzionamento del nostro sistema uditivo, delle capacità soggettive (che fanno dipendere la misura dalle variabili persona a persona), dall’intervento di sistemi di protezione naturali (come lo stapedio) oltre certi livelli di sensibilità e frequenza, ma anche dalle caratteristiche della strumentazione stessa utilizzata per il rilevo, che non è e non sarà mai un componente ideale, ma avrà sempre un margine di tolleranza.

Per non complicare l’utilizzo di queste ponderazioni in senso pratico sulla strumentazione, complesso anche dal punto di vista non solo dell’utilizzo ma anche nella realizzazione di parti di compensazione elettronica e strutturale dello strumento stesso. Si sono definite 3 curve fondamentali, la A, la B, la C.

Queste sono rispettivamente la curva A quella a 40 Phon, la curva B quella a 70 Phon e la curva C quella a 100 Phon (così da mediamente ricoprire tutto lo spettro di sensibilità dell’udibile).

La curva A è utile per misurare livelli di pressione sonora inferiori ai 60 dB.

La curva B (ormai in disuso) è utile per misurare livelli di pressione sonora tra i 60 dB e gli 80 dB.

La curva C è utile per misurare livelli di pressione sonora superiore agli 80 dB.

Sensazione Sonora del Rumore

Nel 1985 Kryter introdusse la curva di ponderazione D, questa non ha nulla a che vedere con quelle appena viste, si tratta di un riferimento ad 1 Noy per le curve di Egual Fastidio, che sono curve generate sempre con riferimento ad 1 Khz, ma con le frequenze poste ad un livello di pressione sonora tale da far percepire lo stesso fastidio (si parla essenzialmente di valori di pressione elevati sopra gli 85 dB, atti a simulare l’intervento dei muscoli tensori delle nostre orecchie). Queste curve sono utilizzate per la valutazione del disturbo causato dal rumore aeronautico.

Il Noy, che ha lo stesso principio del Son, è l’unità di misura utilizzata per la sensazione acustica data dal rumore, si perchè il rumore provoca un tipo di sensazione diversa, essendo un segnale aperiodico, non armonico, con spettro in frequenza e timbro complesso, per lo più sgradito all’orecchio e questo essere sgradito, a differenza del suono armonico, provoca un’alterazione di sensibilità maggiore, siamo più sensibili nel percepire questi rumori, ma non siamo in grado di rilevarne correttamente lo spettro in frequenza ed ancor più la loro parte dinamica. Per questo a parità di livello di intensità sonora un rumore cattura più l’attenzione di un suono armonioso. Il rumore però permette a noi di capire di che tipo di solido od un oggetto si tratta (ad esempio una porta che sbatte, riusciamo a riconoscerla perchè fa quel rumore, lo stesso per un bicchiere di vetro che cade e si rompe, ecc..).

Con il tempo sono state introdotte sempre come curve di egual fastidio, anche la E e la SI.

Applicazione e struttura delle curve di ponderazione

In figura 1 un grafico delle curve di ponderazione.

Fig. 1 ponderaz

Le curve sono trovate essenzialmente invertendo la curva isofonica di riferimento e normalizzando 1 Khz a 0 dB.

A seconda del tipo di curva utilizzata per la misurazione del livello di pressione sonora, viene aggiunta all’unità di misura del livello di pressione sonora (dB) la curva di riferimento adottata, cosi da avere un chiaro valore della misura rilevata, quindi dBA se misurato con ponderazione A, dBB se misurato con ponderazione B, dBC se misurato con ponderazione C.

Vedremo in altre argomentazioni l’applicazione ed utilizzo di queste misure in campo di acustica architettonica e normative.

In figura 2 una tabella in cui vengono indicati i vari livelli di ponderazione.

Fig. 2

Frequenza (Hz) Curva (dBA) Curva (dBB) Curva (dBC) Curva (dBD)
10 -70,4 -38,2 -14,2 -26,5
12,5 -63,4 -33,2 -11,2 -24,5
16 -56,7 -28,5 -8,2 -22,5
20 -50,5 -24,2 -6,2 -20,5
25 -44,7 -20,4 -4,4 -18,5
31,5 -39,4 -17,1 -3 -16,5
40 -34,6 -14,2 -2 -14,5
50 -30,2 -11,6 -1,3 -12,5
63 -26,2 -9,3 -0,8 -11
80 -22,5 -7,4 -0,5 -9
100 -19,1 -5,6 -0,3 -7,5
125 -16,1 -4,2 -0,2 -6
160 -13,4 -3 -0,1 -4,5
200 -10,9 -2 0 -3
250 -8,6 -1,3 0 -2
315 -6,6 -0,8 0 -1
400 -4,8 -0,5 0 -0,5
500 -3,2 -0,3 0 0
630 -1,9 -0,1 0 0
800 -0,8 0 0 0
1.000 0 0 0 0
1.250 0,6 0 0 2
1.600 1 0 -0,1 5,5
2.000 1,2 -0,1 -0,2 8
2.500 1,3 -0,2 -0,3 10
3.150 1,2 -0,4 -0,5 11
4.000 1 -0,7 -0,8 11
5.000 0,5 -1,2 -1,3 10
6.300 -0,1 -1,9 -2 8,5
8.000 -1,1 -2,9 -3 6
10.000 -2,5 -4,3 -4,4 3
12.500 -4,3 -6,1 -6,2 0
16.000 -6,6 -8,4 -8,5 -4
20.000 -9,3 -11,1 -11,2 -7,5

Queste ponderazioni sono riferite alle curve originali di Fletcher e Munson e per questo è ritenuto ad oggi, viste le più recenti rivalutazioni, un utilizzo approssimativo delle stesse. In futuro si dovrebbero “si spera” ri-adattare anche i livelli delle ponderazioni.

Ad oggi l’unica rivisitazione anche se poco utilizzata nella strumentazione è la ISO 226 (fig. 4 ), una rivisitazione della curva di ponderazione A seguendo la più recente rivisitazione delle curve isofoniche del 2003.

La divisione in bande è realizzata (come vedremo meglio quando parleremo di equalizzatori), tramite filtri passa-banda passivi o ad oggi attivi, digitali, con un più o meno costante livello di campanatura Q e quindi pendenza di taglio (generalmente tra i 18 dB/Oct e i 24 dB/Oct). La qualità e precisione di questi elementi è fondamentale per avere un tipo di filtraggio preciso e non distorto o producente rumore. Essendo comunque dei componenti reali e non ideali ogni strumentazione possiede una sua tolleranza di precisione, e questa è sempre elencata, strumenti con tolleranze più basse saranno più precisi e con materiale di qualità, ma anche più costosi.

Come vedremo ci sono attrezzature di analisi che devono rispettare un livello di standard normativo per garantire precisione e affidabilità nella misura.

Per una corretta analisi il tempo è un fattore rilevante e fondamentale in termini di precisione.

Approfondiremo questo ed altro legato sempre alle curve di ponderazione quando parleremo di strumenti di rilievo ed analisi del suono e rumore, per adesso limitiamoci a sapere che le curve di ponderazione A, B e C cosi come applicate per legge sul campo, seguono degli standard temporali legati a valori medi RMS, in pratica si analizza il livello di pressione sonora per un determinato periodo di tempo (ms) a volte anche fino ad 1 s., per poi avere l’informazione media di questa serie di valori.

Questa mediazione è ritenuta necessaria in quanto è stato studiato che l’apparato uditivo, in questo caso il sistema nervoso centrale, per un suono continuo, percepisce e da a noi un tipo di informazione media e la sua sensibilità varia a seconda del tempo dell’impulso sonoro percepito.. Vedremo questo più avanti in questa serie di articoli.

Altre Curve di Ponderazione

L’evoluzione dei sistemi di misura e delle competenze acquisite in materia di psicoacustica, hanno portato alla sperimentazione e generazione di altre curve oltre a quelle appena viste, non più generiche applicabili per diverse simulazioni di analisi ma specifiche per certe tipologie di misura.

Curva di ponderazione ITU o CCIR-468

E’ un tipo di ponderazione utilizzata per la misura del rumore nelle strumentazioni audio insieme a quella A (di Fletcher e Munson) e alla ISO-226 (rivisitata nel 2003). Lo standard CCIR ad oggi inglobato nello standard ITU, ritrovabile ad oggi come ITU-R BS.468-4, definisce che, mentre lo standard di ponderazione A è più adatto a misurazioni con un segnale audio, quindi variabile in regime sinusoidale nel tempo, la ponderazione CCIR è più adatta ad emulare la percezione dell’uomo in considerazione di un segnale rumore (simile alle curve di egual fastidio), essendo il rumore non sinusoidale ma molto alternante in fase percettiva per l’uomo, percepito come scoppiettii e scatti, dando una sensazione appunto differente di questo livello, soprattutto in bassa e alta frequenza.

Nata principalmente per studiare la risposta ai tipi di rumore impulsivo spesso accoppiati ai cavi audio mentre passano attraverso le strutture di commutazione del telefono, poi applicato anche alle attrezzature audio associate alla musica (recording e playback), al fine di ridurne gli effetti. Sviluppato poi anche per lo studio del rumore di tutte le apparecchiature audio elettroniche per definire quanto effettivamente è percepibile come sensazione sonora il loro rumore di fondo.

Mentre la ponderazione A è utilizzata in tutto il mondo, questo tipo di ponderazione al momento ha trovato maggiore sviluppo e quasi sempre applicata in comparazione a quella A in Europa e Australia.

Di fatti capita molto spesso leggendo le caratteristiche di un tipo di attrezzatura audio (es. microfono, ma applicabile anche agli amplificatori e diffusori acustici) i dati relativi al rumore di fondo misurato sia con ponderazione A che come CCIR o ITU 468, fig. 3.

Fig. 3 Cattura ccir.JPG

La più affidabile da un punto di vista di come l’uomo percepisce questo rumore, quindi la sensazione di rumore che si ha, è sicuramente la CCIR o ITU 468. E come si nota guardando l’esempio in figura 3 i valori di rumore sono sempre maggiori rispetto a quelli misurati tramite ponderazione A.

Questa curva definisce una curva del filtro di ponderazione insieme ad un raddrizzatore quasi-picco avente caratteristiche speciali definite da specifici test di scoppio tonale.

L’applicazione di questa misura si differisce dal periodo temporale di analisi utilizzato per le ponderazione A,B,C, come vedremo più avanti la risposta soggettiva dell’orecchio al rumore non è più mediata come invece avviene con il suono armonico, ma impulsiva e meno sensibile (soprattutto alle alte e basse frequenze) a percepire i brevi picchi di suono generati dagli scoppiettii e scatti che compongono lo spettro del rumore.

Per fare una corretta analisi il sistema considera tramite il raddrizzatore quasi-picco una serie di impulsi di durata differente con attacchi di inviluppo differenti (come vedremo quando parleremo di acustica, l’inviluppo è la dinamica di un suono), e tramite un algoritmo confronta questi e da noi il risultato. La stessa procedura è stata eseguita per rilevare la curvatura della ponderazione in base al campione di persone analizzato.

Questa misurazione quasi-picco è chiamata ponderazione psofometrica.

In figura 4 un esempio grafico della ponderazione ITU 468.

Fig. 4 Lindos3.svg.png

Guardando la figura 4 si nota il paragone con la ponderazione A (l’alternativa più utilizzata per la misura del rumore), e la più recente ISO 226 (sempre a 40 Phon) e come si vede mentre la A è limitata allo spettro della banda audio udibile, la ITU 468 va anche oltre, esattamente fino a 31,5 Khz, in quanto le apparecchiature audio molto facilmente superano abbondantemente il limite in misura più o meno lineare dei 20 Khz.

In figura 5 una tabella rappresentativa dei livelli di ponderazione in base alla frequenza presa in analisi.

Fig. 5

Frequenza (Hz) ITU 468 (dB)
31,5 -29,9
63 -23,9
100 -19,8
200 -13,8
400 -7,8
800 -1,9
1.000 0
2.000 5,6
3.150 9
4.000 10,5
5.000 11,7
6.300 12,2
7.100 12
8.000 11,4
9.000 10,1
10.000 8,1
12.500 0
14.000 -5,3
16.000 -11,7
20.000 -22,2
31.500 -42,7

Come si nota dalla tabella in figura 5 questo standard non segue nemmeno una distribuzione a bande di ottava o frazioni, ma segue di più un andamento riferito alle frequenze che determinano una maggiore percezione del rumore, concentrandosi per lo più sulla parte medio-alta ed alta in cui siamo più sensibili.

A differenza delle curve A,B,C, queste prevedono anche un’analisi priva di ponderazione ma con solo filtraggio passa-basso (22,4 Hz) e passa-alto (22,4 KHz), (18dB/Oct o superiore), (fig. 6).

Fig. 6 filtro broad.JPG

Nell’analisi di questa ponderazione vengono imposti dei gate di rilevazione con distribuzione in frequenza come si nota sempre in figura 6 (i cui limiti lineari sono a 31,5 Hz e 16 Khz), tali da escludere i segnali che si trovano al di fuori. Viene più che altro utilizzata per avere un paragone tra il reale rumore generato dallo strumento sotto analisi (considerando le frequenze udibili) e quello percepito effettivamente dall’uomo.

Una variante della ITU 468 è la ISO 21727, che segue l’andamento della ITU 468 ma pone a 0 dB i 2 Khz interponendo un offset sulla ponderazione, è anche chiamata ponderazione M. Viene più che altro utilizzata per analizzare il fastidio portato dalle colonne sonore nel cinema, dagli spot pubblicitari e trailer cinematografici. I 2 Khz perchè insieme ai 3 Khz è il range di frequenze che tende a risuonare maggiormente all’interno delle nostre orecchie portando maggiore fastidio.

Non presenta il rilevatore quasi-picco, ma crea una mediazione RMS, risulta efficiente per periodi di analisi di breve durata, massimo generico di 3 minuti di lunghezza.

La Dolby propose (ma poco utilizzata) una sua variante, la CCIR-AMS, la quale utilizza lo stesso filtro di ponderazione della ITU 468 ma con riferimento a 0 dB differente e con un calcolo sul valore medio differente da quello RMS, non presenta quindi nemmeno un calcolo tramite quasi-picco.

n.b. Anche tutte queste normative sono con il tempo riviste, per cui è bene rimanere sempre aggiornati.

Curve di ponderazione o curve di valutazione RC (Room Criteria), NCB (Balanced Noise Criterion)

In materia di acustica architettonica (che vedremo in altre argomentazioni), lo standard internazionale ISO ha adottato una serie di curve di ponderazione ma più di valutazione, per appunto valutare il rumore all’interno di un ambiente confinato. Quindi valutare e regolare l’esposizione al rumore, la chiarezza del parlato o musicale, fonti di vibrazione (soprattutto in bassa frequenza). Queste curve sono poi state adottate anche da altri standard come quello americano ANSI/ASA S12.2-2008.La più recente revisione dello standard ISO è la ISO 1996-1:2016. Ogni standard pone dei suoni limiti di livello di presenza del rumore o comunque di scarsa intelligibilità del parlato, in base al tipo di ambiente e al tipo di attività che si svolge al suo interno.

Le curve RC sono indicative per la valutazione del rumore prodotto da impianti di riscaldamento, ventilazione e condizionamento con funzionamento continuo in ambienti non occupati. Queste curve sono realizzate tramite un confronto tra uno spettro generico di rumore, ed uno spettro audio ben bilanciato e pulito ma con lo stesso grado di interferenza sul parlato.

In figura 7 un esempio delle curve RC.

rc.JPG

La frequenza di riferimento è sempre quella di centro banda di 1 Khz e da il valore alla curva.

Come si nota dal grafico in figura 7 la banda di frequenze considerata è limitata da circa 16 Hz a 8 Khz, questo perchè frequenze inferiori a 16 Hz non sono percepibili, mentre sopra agli 8 KHz le frequenze hanno una piccolissima lunghezza d’onda e bassi valori energetici, rilevando una qualsiasi parete utilizzata per la riduzione del rumore, sempre come oggetto isolante, non riuscendo quindi ad attraversarlo.

Come si nota sempre dalla figura 7, le rette partono da valori alti in frequenza bassa andando via via a calare mentre ci si sposta verso le frequenze alte, questo perchè all’ascolto le basse frequenze sono quelle che disturbano maggiormente e sono anche quelle che più facilmente tendono a superare gli ostacoli ed attraversare i pannelli (avendo grandi lunghezze d’onda ed elevati valori energetici).

In figura 8 un esempio grafico delle curve NCB.

Fig. 8 ncb curve.jpg

Le curve NCB sono indicative per la valutazione del rumore residuo (di fondo) continuo, in un ambiente occupato, che tiene conto sia del rumore prodotto dagli impianti che dalla normale attività al suo interno svolta dagli occupanti.

In figura 8 si notato le curve NCB, sempre con lo stesso range di frequenza considerate come per le curve RC, solo che in questo caso le curve sono realizzate tramite una media aritmetica dei livelli di pressione sonora nelle quattro bande di ottava con frequenza di centro banda 500 Hz, 1 Khz, 2 Khz, 4 Khz (secondo lo standard ISO 9921).

n.b. Come vedremo quando parleremo di acustica architettonica (queste ed altre curve variabili come la NR, PNC, NC), tramite queste curve è possibile attraverso i rilievi di pressione sonora all’interno di un ambiente e l’interazione di questi grafici con le misure trovate, valutare l’entità del rumore in base alla frequenza e definire se i limiti da standard sono rispettati oppure è necessario fare interventi di isolamento ed assorbimento acustico.

Bande Critiche

Quando al nostro apparato uditivo incidono suoni con diverse larghezze di banda ma con stessa intensità sonora, ad esempio come si vede in figura 9 abbiamo 3 suoni (es. rumore bianco) con stessa frequenza centrale 1 Khz ma larghezze di banda differenti, la prima di 100 Hz, la seconda di 160 Hz e la terza di 200 Hz, in cui il contributo energetico complessivo è per tutte e 3 lo stesso, in questo esempio 80 dB (più frequenze ci sono e più basso dovrà essere il livello di intensità di ogni singola frequenza per avere in uscita lo stesso contributo energetico, in quanto che come da fisica acustica e matematica, più frequenze ci sono e più il loro contributo energetico si somma), percepiamo una sensazione sonora differente.

Fig. 9 masch.JPG

In pratica seguendo questo esempio le due bande da 100 Hz e 160 Hz vengono percepite con la stessa intensità, mentre quella da 200 Hz viene percepita più intensa. Ogni frequenza di centrobanda e larghezza di banda corrispondente pone dei limiti differenti per cui si percepisce la stessa intensità e poi un via via sempre più crescente, anche se il segnale incidente nelle nostre orecchie ha lo stesso livello di intensità a tutte le bande. Questo limite è definito Punto dellaBanda Critica, e dipende fortemente dal livello di intensità.

Più il livello di intensità cresce e più questo fenomeno è presente, si mantiene la larghezza della Banda Critica ma all’aumentare del livello di intensità diventiamo più sensibili ed oltre la Banda Critica si percepisce una maggiore intensità sonora.

Come rappresentato in figura 10.

Fig. 10 lbc.JPG

Questo fenomeno è ritenuto esserci per via del filtro naturale che hanno le nostre orecchie-sistema uditivo centrale, con un comportamento simile ad un filtro a percentuale di banda costante (che vedremo meglio in altre argomentazioni), e cioè un filtro che percepisce la stessa intensità solo se la percentuale dell’intensità sonora è variabile all’interno della banda, al fine di incorporare lo stesso numero di frequenze banda per banda, mentre se la percentuale di banda è costante allora avremo più frequenze all’interno di una stessa ampiezza di banda con un aumento della sensazione sonora percepita. Un esempio in figura 11.

Fig. 11 bpc.JPG

In considerazione dell’esempio in figura 11, avendo una risoluzione a percentuale costante, all’interno di ogni banda ci saranno sempre più frequenze e quindi la somma energetica di queste sarà maggiore, il doppio di quella precedente (considerando tutte le frequenze allo stesso livello energetico). Ecco è cosi che si comporta il nostro orecchio.

E’ dimostrato poi che all’aumentare della frequenza centrale aumenta anche la larghezza di banda critica, per cui via via che aumenta la frequenza centrale anche variando la larghezza di banda diminuisce la percezione di una variazione della sensazione sonora, come rappresentato in figura 12.

Fig. 12 lbc.JPG

Tracciando una retta che dalla frequenza di centro banda arriva al punto di linea che definisce la larghezza di banda critica è possibile sapere la larghezza di banda critica in relazione alla frequenza centrale considerata. Ad esempio a 200 hz di frequenza centrale siamo ad un’ampiezza di banda critica di circa 100 Hz, mentre a 5 Khz la banda critica è di circa 1 Khz.

n.b. Come già accennato, nelle frequenze basse l’orecchio è più risolutivo, tende a percepire di più le variazioni della risposta in frequenza.

Se pongo una larghezza di banda ampia come tutto lo spettro audio udibile (20 Hz – 20 Khz), otterrò un ascolto molto spostato verso le alte frequenze (sempre per il principio del filtro a percentuale costante). Per rumori di analisi della strumentazione audio (come il Rumore Rosa), in relazione alla percezione sonora dell’uomo, si è arrivati a definire se pur non precisamente che un’attenuazione di 3 dB/Oct ad ogni banda percentuale costante in cui si divide lo spettro, permette a noi di sentire un suono di pari intensità a tutte le frequenze.

n.b. Come vedremo meglio quando parleremo di taratura degli impianti audio, c’è differenza tra linearizzare la risposta in frequenza dell’impianto audio e linearizzare la risposta in frequenza dell’impianto audio alle nostre orecchie. Per fare questo è necessario un tipo di analizzatore che simuli l’ascolto delle nostre orecchie, e quindi che ponga un grafico a Bande Percentuali Costanti. E’ anche uno dei motivi per cui il Rumore Rosa per l’analisi della risposta in frequenza non è lineare ma decade di 3 db/Oct, se fosse lineare come lo è il Rumore Bianco, sentiremmo molta energia in alta frequenza e poca in bassa.

Mentre come vedremo quando parleremo di mixaggio, conoscere l’andamento spettrale e quindi banda di frequenze che impegna nel tempo uno strumento musicale, aiuterà a capire dove poter intervenire al meglio per mantenere questo suono chiaro ed intellegibile.

 

Rumori per applicazioni di analisi

Come accennato esistono diverse tipologie di rumori, generati tramite oscillatori al quarzo (attualmente i più precisi) o digitalmente, i più utilizzati sono il Rumore Bianco per rilevare la risposta delle apparecchiature elettroniche, ma anche sperimentare i danni causati dal rumore all’apparato uditivo umano, ed in alcune applicazioni di acustica architettonica. Il Rumore Rosa per la taratura degli impianti audio.

Il Rumore Bianco presenta uno spettro in frequenza lineare, cioè tutte le frequenze hanno lo stesso livello energetico.

Rumore Bianco

A.

Il Rumore Rosa come accennato ha invece uno spettro in frequenza che decade di 3 dB/Oct. Questo per linearizzare la sensazione sonora percepita.

Rumore Rosa

A.

Esiste anche ma ormai caduto in disuso il Rumore Marrone, il quale presenta un decadimento di 6 dB/Oct, più che altro incentrato per la misurazione del disturbo delle basse frequenze alla percezione sonora.

Rumore Marrone

A.

Come vedremo i rumori hanno ridotte qualità dinamiche, sono segnali molto compressi e quindi non adatti alla misurazione di dinamiche del suono sia negli altoparlanti (si utilizzano comunque altre tecniche) che ambientali.

 

Altro su Psicoacustica

Psicoacustica – I ( Orecchio Esterno, Orecchio Medio, Orecchio Interno, Sistema Uditivo Centrale, Emissioni Oto-Acustiche, Acufeni ).

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Psicoacustica – VII ( Sensazione di Localizzazione, Ascolto Monofonico, Ascolto Monoaurale, Ascolto Binaurale, Ascolto Stereofonico, Phantom Image, Ascolto Multicanale o Surround, Ascolto Virtuale o 3D, Ascolto Intercanale, Ascolto Interaurale, Ascolto Transcanale, Ascolto Transaurale, Ascolto Olofonico, Campo Libero, Campo Diffuso, Ambiente Anecoico, Ambiente Riverberante, Ambiente Semi-Riverberante, Silenzio ).

Psicoacustica – VIII ( Psicoacustica Visiva e Video, Effetto McGurk, Effetto Ventriloquo, Ottimizzazione della Focalizzazione e Localizzazione in Eventi Live, Abitudine di Ascolto ).

Psicoacustica – IX ( Test ed Esercitazioni, Audiometria e Patologie )

 

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