Psicoacustica – V

Localizzazione

I principi fondamentali su cui si basa la percezione della posizione di un suono nello spazio, sono dati dalla localizzazione per differenza di ampiezza (ILD Interaural Level Difference) e per differenza di tempo (ITD Interaural Time Difference).

ILD

La differenza di livello interaurale indica che la localizzazione del suono avviene quando c’è differenza di intensità sonora tra le due orecchie. In pratica se un suono arriva direttamente all’orecchio destro la testa farà da ombra acustica (cono d’ombra, diffrazione sull’onda incidente) e all’orecchio sinistro arriverà un suono di intensità molto più bassa. Tanto più bassa quanto più alta è la frequenza presa in esame, in quanto la testa non è fatta di materiale isolante, ma tra cute-cranio e gli altri elementi che la compongono si comporta più come un materiale fonoassorbente (attenua il suono, non linearmente ma dipende dalla frequenza). Frequenze che hanno un contributo energetico più basso come le alte frequenze verranno molto più mascherate rispetto a frequenze che invece hanno una maggiore energia come le basse. Questo comporterà la localizzazione del suono provenire da destra, e viceversa se il suono proviene da sinistra (fig. 1).

Fig. 1 local.JPG

La lunghezza d’onda della frequenza è fondamentale per percepire la provenienza di un suono. Tanto più la lunghezza d’onda è grande rispetto alle dimensioni della testa (distanza delle due orecchie) e tanto più verrà a meno la localizzazione, mentre ci sarà la percezione di un suono omnidirezionale da cui non si capisce la provenienza.

La distanza media tra le orecchie in un uomo adulto è tra i 18 cm e 20 cm, che come lunghezza d’onda coincide con una frequenza di 1.900 Hz – 1.720 Hz.

In figura 2 un esempio di localizzazione in base alla lunghezza d’onda.

Fig. 2 perc omni.JPG

n.b. Ecco spiegato perchè alle basse frequenze difficilmente riusciamo a percepire la provenienza, quanto meno dalle orecchie, generalmente una provenienza percepita è dovuta alla vista, nel sapere e vedere che è da quella sorgente che viene emesso il suono, oppure dalla percezione fisica di uno spostamento d’aria, un movimento energetico, o ancora per il riconoscere il rumore o suono caratteristico di quella sorgente.

n.b. Si pensa che la risoluzione minima per variazioni di intensità sonora percepibili sia di 0,5 dB.

Errore di Localizzazione

In questo range di frequenze, ma su una più larga banda (circa fino a frequenze in cui la lunghezza d’onda non arriva ad essere più piccola della metà della distanza tra le due orecchie o dal doppio in su, con diversità per valori intermedi), che come detto hanno lunghezze d’onda prossime alle dimensioni della testa, può facilmente avvenire una distorsione di localizzazione, in quanto che non essendoci (o comunque minima) compensazione/attenuazione da parte della testa, è molto probabile il caso in cui un orecchio si trovi in zona di compressione e l’altro orecchio si trovi in zona di rarefazione su due valori energetici differenti (o misto di questi). Generalmente questo porta a localizzare il suono verso l’orecchio posto sul contributo energetico maggiore portato dall’onda, ma non è detto che quella sia la sua direzione di provenienza.

Fig. 3 direzione errata.JPG

Lo stesso principio vale per lunghezze d’onda pari o vicine alla distanza delle orecchie, in cui un’orecchio sarà in zona di compressione e l’altro orecchio in zona di rarefazione, portando un senso di disorientamento.

La percezione di una frequenza omnidirezionale per le nostre orecchie può essere aiutata dal metodo di localizzazione per differenza di tempo, quindi anche se le lunghezze d’onda di queste frequenze sono molto grandi, se il tempo di arrivo tra un orecchio e l’altro è differente, riusciamo in parte a focalizzarne la provenienza.

Se la direzione di provenienza del suono è in asse con la testa, quindi direzione frontale, il livello di intensità sonora sarà uguale per entrambe le orecchie, per cui sempre secondo la legge della lunghezza d’onda vista, il suono verrà percepito centrale per frequenze alte e via via sempre più omnidirezionale per frequenze basse (fig. 4).

Fig. 4 direzione centrale.JPG

E’ stato studiato che per frequenze inferiori ad 1 KHz la localizzazione è prevalentemente data dalla differenza temporale di arrivo del suono tra le due orecchie (ITD), mentre per frequenze superiori a 4 KHz la localizzazione è maggiormente incentrata sulla differenza di livello appena vista (per via della mancata risoluzione del sistema uditivo centrale ai veloci cambi di stato che hanno le alte frequenze, non riuscendone a definirne valori temporali di ritardo). Per frequenze intermedie come visto ci possono essere errori di localizzazione.

Altri errori di localizzazione possono essere determinati dagli ostacoli incontrati dal suono durante il suo percorso fino ad arrivare alle nostre orecchie. Un esempio su tutti sono i fenomeni di riflessione e rifrazione (che analizzeremo meglio quando parleremo di acustica), (fig. 5).

Fig. 5 rifrif.JPG

In pratica se il suono raggiunge un ostacolo isolante questo non lo fa passare, mentre passeranno eventuali riflessioni ambientali che aggirano questo ostacolo, la nostra percezione rileva cosi solo l’arrivo del suono riflesso e non quello diretto isolato dall’ostacolo, dando a noi l’informazione che la sorgente si trova in quel preciso punto, mentre invece è al di là dell’ostacolo. Lo stesso principio si applica alla rifrazione, per cui un elemento può deviare la direzione dell’onda che lo attraversa, in questo caso il suono verrà percepito secondo l’angolo di provenienza del suono trasmesso dall’elemento attraversato.

n.b. Nella realtà i suoni non sono cosi direttivi ma hanno sempre un certo grado di omnidirezionalità, riflessioni multiple, ostacoli di diverse forme e composizione fisica, insieme alla diffrazione (che vedremo sempre quando parleremo di acustica) imposta dagli stessi, dai differenti livelli di sensibilità e tempo di arrivo delle riflessioni e rifrazioni faranno percepire una distorsione nella localizzazione di provenienza del suono.

 

ITD

L’interaurale tempo di differenza permette come accennato di percepire la localizzazione dei suoni in base alla differenza del tempo di arrivo alle nostre orecchie.

Negli esempi visti per ILD il suono era sempre incidente in asse all’ascolto (stessa intensità alle due orecchie), o perpendicolare (diretto verso un orecchio), che sia davanti o dietro, ma anche alto o basso.

Se varia l’angolo di provenienza interviene non solo il sistema di localizzazione per ILD (differenza di livello), con prevalenza come prima accennato verso frequenze superiori a 4 KHz, ma anche il sistema di localizzazione ITD (differenza di tempo/fase).

Tramite l’interazione tra la differenza di tempo di arrivo e la fase dell’onda incidente sulle nostre orecchie, il sistema uditivo centrale permette di focalizzare l’angolo di provenienza (fig. 6).

Fig. 6 itd.JPG

n.b. Il tipo di percezione è uguale sia per l’orecchio sinistro che destro.

Questo avviene in quanto come da figura 7, se l’onda sonora giunge da sinistra con esempio un angolo di 45°, tale suono arriverà prima all’orecchio sinistro e poi all’orecchio destro, con minore intensità in quanto percorre un tratto più lungo, quindi maggiore perdita energetica, e questo ha maggiore valore per frequenze alte che presentano lunghezze d’onda più piccole rispetto a quelle più basse, e con una differente fase in base alla frequenza e tempo di ritardo (quindi due differenti valori energetici sono percepibili dalle orecchie).

Fig. 7 fase.JPG

La legge che regola la differenza di fase e tempo dell’onda che determina la localizzazione è:

Δt = Δφ / 2πf

In cui Δt è la differenza di tempo. Δφ è la differenza di fase. f è la frequenza considerata.

n.b. E’ stato dimostrato che siamo in grado di percepire variazioni di 1° – 2° come angolo orizzontale il cui tempo di ritardo si attesta sui 13 microsecondi e 5° – 10° come angolo verticale (molto meno della vista). E’ poi stimato che per percepire i suoni bastino al cervello attivare tra i 6 e 40 neuroni per terzo d’ottava.

 

Funzione Anatomica di Trasferimento

Anche la dimensione e struttura del padiglione auricolare incide sulla localizzazione, soprattutto per frequenze superiori a 5 KHz, ed insieme alla sensazione di tonalità percepita ci aiuta a capire se il suono proviene da dietro o davanti, come accennato anche nella prima parte di questa serie di articoli (Psicoacustica – I), (fig. 8).

Fig. 8 direzione.JPG

Ma questo avviene anche se il suono proviene dall’alto o dal basso, con una percezione di intermediazione tra chiaro-scuro.

Questa sensibilità è però molto inferiore alle capacità di localizzazione ILD e ITD, il nostro udito fatica molto e spesso con errori a percepire se un suono proviene da davanti, da dietro, da sopra o da sotto. Questi fenomeni sono legati dalla Funzione Anatomica di Trasferimento.

La Funzione Anatomica di Trasferimento (comunemente chiamata HRTF, Head Related Trasfer Function) considera il fatto che la dimensione della testa (tendenzialmente ovale), gli stessi lobi delle orecchie, la presenza del corpo e delle spalle, determinano un certo grado di filtraggio per via riflessa ai suoni che arrivano alle orecchie.

E’ ritenuto che i suoni in arrivo da dietro sono enfatizzati a circa 1 KHz, mentre quelli che arrivano dal davanti enfatizzati a circa 3 KHz. Sopra ai 4 – 6 Khz comincia il filtraggio maggiore in cui picchi e buchi regolano la risposta percepita, ed in cui la maggior parte di queste frequenze è attenuata se proviene da dietro (quindi come prima accennato percepito un suono più scuro), mentre risaltata se proviene dal davanti (suono più chiaro). Questi picchi e buchi sono maggiori in alto e basso in cui si fatica maggiormente a percepirne la posizione di elevazione. Generalmente se la sorgente è in alto si hanno picchi evidenti a 7 KHz (uno dei motivi per cui le alte frequenze “come sensazione sonora” sono sempre percepite in fronte).

Localizzazione Vicino – Lontano

Per la percezione di un suono lontano o vicino, il nostro sistema uditivo si basa sempre sui principi di localizzazione visti (per cui un suono più vicino risulta più intenso, chiaro, definito e focalizzato, mentre un suono più lontano è più sfocato, scuro, meno definito), aggiungendo anche il fattore di livello di pressione sonora, un suono proveniente da lontano sarà più basso e distorto dalle resistenze intrinseche del mezzo in cui si diffonde, nel nostro caso aria, mentre vicino sarà più forte e intenso, dinamico. Anche un tempo di riverberazione più alto determina la percezione di una sorgente più lontana, in quanto il nostro cervello deduce che ha attraversato molti ostacoli riflettenti e impiegato tempo ad arrivare.

n.b. Queste tecniche di aggiungere riverbero ad un suono per allontanarlo sono molto utili per definire posizionamento degli strumenti e dimensione di un mix.

n.b. Quanto appena visto può facilmente essere testato posizionando un diffusore all’interno di un ambiente e posizionandoci con la testa in posizione centrale, riprodurre suoni tonali (dalle basse alle alte frequenze), variare l’angolo (orizzontale-verticale) e la lontananza di posizione del diffusore mantenendo sempre l’ascolto con le orecchie verso una posizione frontale e centrale.

n.b. Attraverso un ascolto in cuffia (ascolto binaurale) ma anche attraverso più diffusori posti in linea orizzontale o verticale (come si trovano spesso negli studi di registrazione e ambiente live), non è possibile realizzare mix di suoni tali da darne una percezione di provenienza dal davanti, dietro, alto, basso, in caso di questa percezione è solo una sensazione soggettiva (lateralizzazione) causata dalle differenze di livello, tempo e fase del segnale audio (per via diretta e riflessa), come visto in questo articolo. Per realizzare un mix con ascolto di questo tipo è necessario un tipo di processamento artificiale realizzabile sia per l’ascolto in cuffia che per l’ascolto tramite diffusori audio in ambiente. Questo è l’ascolto 3D o virtuale che vedremo più avanti. L’ascolto Surround con i diffusori posti davanti dietro, di fianco a volte anche sopra, come vedremo quando parleremo di audio multicanale, si avvicina ad un tipo di ascolto reale cosi come percepito dalle nostre orecchie ma non quanto il modello 3D che andremo a vedere.

Sensazione Sonora per Angolo di Incidenza

In figura 9 una simulazione della sensazione sonora in base all’angolo di provenienza del suono.

Fig. 9 (da Tecniche Stereofoniche di Microfonaggio)

20180528_101320.jpg

considera un suono provenire perpendicolarmente all’asse della testa, quindi frontale (rispecchia le curve isofoniche viste in Psicoacustica-II, in questo caso con curvatura inversa in quanto che è una simulazione di percezione di intensità e non di comparazione ad un livello di uguale intensità). 180° è invece la risposta da un suono proveniente da dietro (si nota chiaramente come la testa ed i padiglioni auricolari attenuino le medio-alte e alte frequenze, percependo cosi un suono più scuro e filtrato). 90° è invece l’asse dell’orecchio (risposta più simile per un ascolto binaurale).

 

Controfase e Percezione

La controfase è un argomento di larga discussione, problema riscontrato soprattutto nell’installazione degli impianti audio sia in ambienti confinati che all’aperto.

Come vedremo meglio quando parleremo di acustica, ogni frequenza ha una sua zona di fase positiva in cui avviene una compressione delle particelle del fluido su cui si trasmette, ed una zona di fase negativa in cui si ha una rarefazione di queste particelle. Queste due fasi si alternano sempre l’una con l’altra per tutto il percorso che compie l’onda sonora. Tra un ciclo (fase positiva-fase negativa) si ha lo sviluppo della lunghezza d’onda della frequenza (fig. 10). Il punto intermedio tra fase positiva e negativa è nullo, cioè le particelle non sono in movimento e non si ha il suono (il processo di sviluppo dell’onda sonora è talmente veloce che non è percepibile questo punto di 0 dB).

Fig. 10 lungh.JPG

n.b. Si parla di fase negativa e non di controfase.

La controfase è il fenomeno per cui due frequenze si sommano e danno come risultato un frequenza di valore nullo (fig. 11). Questo fenomeno è più rilevabile alle frequenze basse in quanto queste hanno grandi lunghezze d’onda e quindi più facilmente si possono trovare nello spazio l’una in opposizione all’altra.

Fig. 11  controfase.JPG

Perchè questo avvenga è necessario che le due frequenze abbiano lo stesso livello di intensità e si trovino perfettamente accoppiate, cosi da annullarsi pienamente, per valori intermedi di intensità e lunghezze d’onda (quindi frequenze) differenti che si sommano, si avrà come risultante una forma d’onda intermedia di correlazione tra le due forme d’onda (vedremo questo in modo più approfondito quando parleremo di acustica).

n.b. La controfase piena è ottenibile anche sommando un segnale continuo ad uno sinusoidale, la somma da sempre 0.

n.b. Il simbolo che generalmente indica un’inversione di fase, ritrovabile nelle apparecchiature audio per compensare ed a volte risolvere questi problemi, che possono facilmente verificarsi sia casualmente nello spazio che volutamente per un certo tipo di installazione dell’impianto audio è φ.

In realtà questa controfase non avviene in modo naturale, ma si verificano al massimo attenuazioni di 60 – 80 dB, ma anche meno. Questo perchè naturalmente per via delle dimensioni reali delle sorgenti che riproducono i suoni, dei diversi angoli di percorrenza del suono, delle stesse riflessioni ambientali (e risonanze) che incidono sulla forma d’onda risultante, del tipo di fluido attraversato e dalle condizioni di contorno che influenzano la propagazione dell’onda non si ottiene mai una perfetta somma tra le varie onde, ma sempre un interazione di somme e sottrazione.

n.b. Per ottenere una perfetta controfase bisogna sommare elettronicamente le due sinusoidi, ad esempio attraverso software di editing, in questo caso si riesce a far combaciare perfettamente l’opposizione di fase tra le due frequenze.

La controfase da sensazione di buco, vuoto, mancanza.

n.b. Per provare l’effetto della controfase naturale, provare a posizionare due diffusori (sub) a distanza x tra di loro (meno accoppiati possibili), a questo punto muoversi all’interno dell’area di ascolto, si percepiranno posizioni in cui determinate frequenze tendono a cancellarsi, a creare buco.

Anche da un ascolto binaurale è possibile rilevare fenomeni di controfase più o meno marcata (soprattutto in bassa frequenza), questo sempre per lo stesso principio, in questo caso è il cervello che sommando i due segnali per la rilevazione, definisce un’onda complessa simile a quella della controfase. Aggiungendo ritardo è possibile ripristinare la corretta fase, in quanto si sposta la posizione occupata dall’onda.

Un esempio di controfase binaurale in A.1 (in cui nel left ci sono 100 Hz in fase e nel right 100 Hz in opposizione di fase).

A.1

Quando parleremo di acustica architettonica vedremo anche come la controfase sia generata dalle riflessioni ambientali naturali dell’ambiente in cui il suono viene riprodotto.

 

 

Errori di Focalizzazione

Rumore Ambientale

Altri problemi di localizzazione ma soprattutto focalizzazione di un suono possono essere dati dal rumore di fondo ambientale (traffico stradale, ferroviario, aereo, natura, animali, rumore di frigo, condizionatori, elettrodomestici vari, computer, ecc..), ma anche generato dalla strumentazione stessa utilizzata per la registrazione-riproduzione musicale (diffusori acustici, microfoni, finali di potenza, ecc..), questo come visto per la psicoacustica del rumore che concentra il nostro ascolto verso la zona di percezione del rumore, e tanto maggiore quanto questo rumore è intenso.

Acufeni ed orecchie “tappate” portano a loro volta possibili errori di localizzazione e focalizzazione, per il principio ILD per cui si vanno a creare differenze di livello di intensità tra le due orecchie che possono alterare la normale correlazione di livello vista precedentemente. Basta anche tapparsi un orecchio con un dito per rilevare questi fenomeni di errore.

Riverbero ed Eco

L’ambiente stesso in cui ci si trova è causa di errori di localizzazione e focalizzazione. Questo perchè soprattutto se non acusticamente idoneo (come vedremo meglio quando parleremo di acustica architettonica) è sintomo di molteplici riflessioni (primarie, secondarie, ecc..). Queste riflessioni sono date da muri, tetti, pavimenti, oggetti presenti nella stanza in cui ci si trova, tutti materiali che hanno delle proprietà acustiche ben definite (grado di isolamento, assorbimento, riflessione e trasmissione del suono). Più questi elementi sono riflettenti e più alle nostre orecchie arriveranno suoni non solo diretti come visto negli esempi di spiegazione per ILD e ITD ma anche per via riflessa. Si andranno a sommare alle nostre orecchie i suoni diretti con quelli riflessi, per tempi di arrivo differenti che creeranno molta distorsione nella percezione (fig. 12), fino ad arrivare ad un livello di ambiente riverberante ed eco, il massimo di risonanze stazionarie e ripetitive che determinano se anche queste non ottimizzate (in quanto come vedremo un pò di riverbero è sempre necessario in un ambiente al fine di dare una percezione di suono più naturale, meno “secca”) una totale confusione percepita.

Fig. 12 fff.JPG

Lo stesso riverbero se eccessivo tende a distorcere lo spettro in frequenza del suono che si propaga all’interno dell’ambiente, e tanto più è grande l’ambiente e tanto più grande (verso il basso) sarà la distorsione dello spettro. Un riverbero eccessivo è considerato e percepito dalle nostre orecchie come rumore, per cui la nostra percezione tende a risaltare le alte frequenze.

Distorsione dell’Immagine

Anche la dimensione e struttura della sorgente sonora può alterare la percezione e focalizzazione dell’immagine. Come vedremo meglio quando parleremo di acustica ogni elemento fisico presenta un certo grado di riflessione, rifrazione, trasmissione e diffrazione, questi contribuiscono a creare turbolenze in prossimità della sorgente stessa che determinano tempi di arrivo e intensità sonore differenti per ogni riflessione che giunge all’ascoltatore (rilevabile nel campo vicino della sorgente). Questi ritardi temporali, come vedremo meglio più avanti, contribuiscono a percepire una dimensione della sorgente maggiore di quello che è realmente.

Teoria delle Decisioni

E’ ritenuto che in caso di molteplici riflessioni e quindi confusione di localizzazione-focalizzazione (come anche nel range di frequenze tra i 1 KHz e 4 KHz), il cervello in modo automatico decida quale metodo tra ITD e ILD utilizzare, l’efficienza maggiore ce l’ha il metodo ILD che in questo caso è il più utilizzato dal nostro cervello.

n.b. Più si è vicini alla sorgente e più lontani si è dal campo di riverbero ambientale, in quanto sarà sempre più maggiore l’intensità sonora in uscita diretta dalla sorgente rispetto a quella che ritorna per via riflessa, ed anche perchè la prima distribuzione delle frequenze riflesse (quelle che hanno maggiore intensità), avviene con direzione verso il fondo della stanza (segue il verso di propagazione), dove ci sarà invece il maggiore contributo riverberante. Mentre più il suono proviene da lontano e più difficilmente è percepibile la sua localizzazione, in quanto come vedremo quando parleremo di acustica, il suono nello spazio e considerando come fluido di propagazione l’aria, si diffonde naturalmente in modo sferico, quindi tende ad allargare il raggio di copertura e da più direzioni di provenienza può quindi arrivare, interferendo con gli elementi presenti nel suo percorso, compreso lo stato fisico dell’aria, condizioni atmosferiche ed umidità presenti in quel momento.

n.b. E’ fondamentale per un buon ascolto trovarsi all’interno di un ambiente tarato acusticamente, in quanto la posizione di ascolto e posizione della sorgente sonora fa dipendere molti fattori di percezione di un suono pulito, risonante, dettagliato, confuso, ecc.. All’interno di un ambiente si generano ventri e nodi che sono aree di risonanza alternate da aree di interferenza di fase (in quanto ad esempio un muro che riflette un suono si comporta come se fosse una sorgente passiva, da cui parte una nuova onda sonora che andrà ad interferire con quella in emissione diretta dalla sorgente se queste si incroceranno nello spazio e nel tempo) La dimensione della sorgente definisce anche in parte la distanza di ascolto, in quanto essendo il diffusore un elemento solido e reale si pone come elemento diffrattivo e riflettivo durante l’emissione del suono, questo comporterà un campo attorno alla sorgente stessa in cui l’emissione sonora ha fase, ampiezza, ma anche timbro molto vario e non definibile (quasi come un rumore), e tanto più grande è la sorgente e tanto più grande è questo campo, per un ottimo ascolto bisognerà trovarsi al di fuori di questo campo di turbolenza (vedremo questo più in dettaglio quando parleremo di acustica, acustica architettonica e sistemi di diffusione sonora).

Parti Anatomiche

E’ stato studiato che il movimento della testa mentre si sta ascoltando un suono riprodotto ad esempio da un altoparlante, proveniente per ipotesi dal fronte, comporta oltre che una variazione dei parametri visti per via dei diversi spazi geometrici, dei differenti assi in relazione alla provenienza del suono in cui si ritrovano le orecchie, a generare anche un livello di distorsione di fondo che altera la nostra  sensazione percettiva, a cominciare dalla generazione di frequenze subsoniche per via dello sfregamento dei legamenti muscolari della testa, ma anche dal rumore di “scricchiolio” che si può sentire degli stessi muscoli ma anche reparto osseo, alle oscillazioni forzate a cui è sottoposto sia l’apparato uditivo che il cervello, e tanto più si muove velocemente la testa e tanto più questo fenomeno di distorsione è accentuato. Lo stesso ma in misura inferiore avviene anche muovendo una qualsiasi altra parte del nostro corpo solo in misura tanto più inferiore tanto più lontana dalle nostre orecchie è la parte messa in movimento. Oltre a questo la nostra attenzione si sposta non solo verso l’ascolto del suono ma anche verso il movimento che stiamo compiendo, in quanto il nostro cervello deve dedicare spazio e tempo a darci impulsi che ci permettono di muovere un qualsiasi arto, spazio e tempo che toglie dalla percezione del suono (anche lo stesso battimento delle palpebre degli occhi, può portare rumore di fondo e distorsione alla focalizzazione dell’immagine). Questo dipende anche dalle nostre capacità, dallo stato fisico ed età, e soprattutto dal tipo di allenamento che hanno le nostre orecchie. Anche lo stesso battito del cuore, percepibile in caso ci si trovi in una sala anecoica o comunque ambiente molto silenzioso, e questa percezione significa che va ad interferire con l’ascolto “se pur mascherata dai più alti livelli di intensità sonora della vita quotidiana”.

Per questo soprattutto chi con le orecchie ci lavora è molto importante fare un allenamento anche quotidiano stimolando il nostro cervello a raffinarsi nella percezione e memorizzazione dei suoni, dalle frequenze tonali, a più ampie bande di spettro, dal riconoscere dinamiche e piccole variazioni di intensità, e molto altro ancora che analizzeremo quando parleremo di mixaggio.

n.b. Vedremo più avanti quali esercizi è possibile fare.

 

Altro su Psicoacustica

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