Psicoacustica – VIII

Psicoacustica Visiva e Video

Alcuni test hanno dimostrato che a livello di sensazione non è piacevole percepire dialoghi con un estensione stereo o ancor più surround troppo pronunciata (meglio mono), in quanto poco realistico, un po più accettata invece come effetto nel cantato. Tanto meno vedere una persona che parla centralmente in un video e sentire l’audio che si sposta da destra a sinistra e viceversa. E’ quindi importante per video in movimento che il suono segua sempre l’oggetto che si sta muovendo. Molto spesso si preferisce percepire un suono stabile anche se la sorgente è in movimento, questo perchè il movimento può facilmente distrarre o dall’ascolto o dalla visione.

In alcune circostanze come eventi live, ma anche conferenze, messe ecc.. Questo problema non può essere risolto o comunque risolvibile solo in parte, risulta di minore importanza, si da la precedenza al rendere chiaro ad esempio il parlato, l’informazione ed il messaggio che si vuole fare arrivare o semplicemente creare un certo tipo di stato d’animo. In sale conferenza, ma anche soprattutto in supermercati e negozi, gli altoparlanti sono spesso posti in controsoffitto “a pioggia” (fig. 1), questo aiuta la distribuzione del suono all’interno di ampi spazi senza dover montare un grosso impianto audio ad uno o più lati della sala (o altre posizioni), per tante ragioni non solo di carattere estetico ma anche funzionale e qualitativo (vedremo meglio questo quando parleremo di impianti di diffusione sonora).

Fig. 1 piogg.JPG

n.b. Con gli altoparlanti a pioggia il suono proviene da sopra, per cui non si avrà mai una chiara e corretta localizzazione dell’immagine e profondità di un mix ad esempio stereo realizzato in studio di registrazione (per questo tipo di locali, bisognerebbe realizzare un mix posizionando una serie di diffusori a pioggia, cosi come li si trovano nei negozi e supermercati). Oltre a questo la provenienza di un suono dall’alto non è facilmente localizzabile e da alle nostre orecchie una risposta in frequenza molto differente, come visto in questa serie di articoli (ad esempio con risonanza sui 7 KHz), equalizzando opportunamente questi altoparlanti è comunque possibile rendere di base un suono più qualitativo.

Finchè si parla di semplice musica diffusa nell’ambiente, come principalmente avviene nei negozi e supermercati (oltre che per gli annunci), questo può essere accettato, il nostro sistema uditivo, vista, memoria e abitudine ci consentono di compensare il fatto di sentire musica senza vedere chi suona, può crearci un certo tipo di stato d’animo a seconda del tipo di musica in riproduzione, in questi casi generalmente viene diffusa musica studiata appositamente per creare sensazioni di mancanza, vuoto, ma anche voglia di fare, energia, tutti fattori che possono portare il cliente ad un acquisto.

In caso soprattutto di parlato e cantato, come può avvenire in chiesa (per una distribuzione dei diffusori acustici “da parete” in più punti per avvicinare il suono diretto all’ascoltatore cosi da minimizzare la riverberazione ambientale ed aumentare l’intelligibilità del parlato), (fig. 2), conferenze e convegni, vedere l’oratore che parla in una posizione e localizzare il suono provenire dall’alto o lateralmente non è affatto piacevole, da una prima attenzione ed interesse si va via via a distrarsi e a focalizzarne sempre meno la provenienza.

Fig. 2 chiesa.JPG

n.b. Per questi motivi “quando possibile” (vedremo meglio questo, quando parleremo di diffusori sonori e loro installazione ottimale a seconda dell’ambiente considerato), utilizzare sempre una distribuzione dei diffusori acustici tale da far percepire la provenienza del suono la dove lo si sta vedendo.

Considerando un video, suoni ed effetti esterni a ciò che si sta vedendo sono molto accettati in quanto danno un senso di maggiore dimensionalità e naturalezza rispetto ai limiti di ripresa della videocamera.

Il sincronismo audio-video è fondamentale per dare un senso di realismo, in quanto come si può facilmente capire, nella normalità di tutti i giorni nessuno muove la bocca parlando ed il suono arriva solo dopo x tempo che si è mossa la bocca. Questo sfasamento è percepito come disagio e distraente.

La percezione di estensione stereofonica rispetto alla percezione di estensione di un immagine video non vanno di pari passo. Come visto per avere una corretta percezione di un segnale stereo i due altoparlanti vanno posti a 60° di inclinazione rispetto all’asse centrale della nostra testa. E’ stato studiato che l’immagine video è correttamente percepita per un angolo di soli 16°. Questo comporta un tipo di sensazione di sfasamento tra quello che si sta guardando e quello che si sta sentendo (distrae). Per questo quando si utilizzano diffusori in configurazione stereo è consigliato il posizionamento con 30° di inclinazione, questo impoverisce un pò la stereofonia di ascolto ma arricchisce il legame audio-video (un compromesso), (fig. 3).

Fig. 3 (da Tecniche Stereofoniche di Microfonaggio)

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n.b. Questa tecnica ed alcune variabili che vedremo quando parleremo di Audio Multicanale sono applicabili anche per un’ascolto Surround.

In definitiva si dice quello che l’orecchio sente e la vista vede il cervello crede.

Il nostro cervello da in ogni caso priorità alla vista e cerca di associare sempre quello che sente a quello che sta vedendo, per questo la vista può distrarre anche di molto la percezione e localizzazione di un suono, soprattutto nel tempo, determinando uno stress “fatica di ascolto”.

E’ ritenuto che in caso si veda ciò che si sta ascoltando e non si è distratti visivamente da forme in movimento ed altri fenomeni di disturbo, una buona concentrazione all’ascolto, considerando anche lo stress intrinseco del nostro sistema uditivo dal continuo movimento della membrana timpanica, catena ossicini e sistema uditivo centrale, la si può tenere per un periodo massimo di 3 ore consecutive.

n.b. Questo è uno dei motivi per cui non è mai consigliato fare un evento musicale ma anche un album musicale che duri più di 3 ore di fila. Lo stesso per sessioni di registrazione, editing e mixaggio. Si dovrebbe quantomeno riposare 1 – 2 ore prima di riprendere un nuovo ascolto.

In caso di buio questi tempi si allungano perchè l’unica fatica che fa il nostro cervello è quella di immaginare ciò che sta sentendo, più facile che associare l’ascolto a ciò che si vede.

“Al buio si sente meglio e si fa meno fatica”.

Per quanto riguarda il video vedremo poi in altre argomentazioni quali sono le tecniche più utilizzate per trasferire ad un telespettatore un senso di essere presente in quella trasmissione, un senso di come percepire meglio lo spazio, la dinamica dell’evento che si sta guardando. Di come l’audio aiuta l’impatto che ha il video sulla vista e molti altri fattori.

n.b. Questi principi di cercare di posizionare l’immagine sonora li dove è presente chi sta parlando, suonando lo strumento, l’oggetto che emette il suono, ma anche in contesto video ricreare lo spazio occupato dallo strumento al di fuori dello schermo, in quanto che la telecamera può non riprendere pienamente ad esempio un intera orchestra, ma comunque ci sono strumenti che suonano anche al di fuori della ripresa video, è fondamentale per creare meno distorsione di percezione-focalizzazione possibile. Vedremo poi più avanti quali sono le migliori tecniche da utilizzare e come per eventi live in cui l’area di ascolto e posizione dell’ascoltatore sono molto varie e spesso non prevedibili, questo principio sia più mediato e con differenti tipologie di concezione.

n.b. Anche lo stesso strumento che sta suonando è una sorgente sonora, per cui va considerato nella percezione di estensione dell’immagine, in quanto in riproduzione da diffusori acustici non si fa altro che sdoppiare lo strumento (uno è quello reale ed uno è quello amplificato in uscita dall’impianto audio ), la posizione dell’ascolto e distanza delle due sorgenti, regolano la focalizzazione e localizzazione per gli stessi principi visti (fig. 4).

In un contesto live questo è spesso contenuto e mascherato in quanto l’ascolto è a grandi distanze (metri) dalla sorgente sonora reale, per cui il suono amplificato per raggiungere ad un corretto volume queste distanze è molto più alto di quello che raggiunge naturalmente lo strumento stesso (in questo caso gli unici valori che bilanciano la nostra percezione sono il suono proveniente dall’impianto e l’immagine visiva dello strumento che suona). Tuttavia esistono contesti soprattutto di musica classica, camera, concerti jazz, in locali piccoli con ascolto in prossimità, dove l’intensità del suono naturale dello strumento (vedi batteria acustica e strumento amplificati che generano un elevato valore SPL fino anche a qualche metro di distanza) ha un suo valore nel definire una localizzazione e focalizzazione (fig, 5). Teoria che può anche essere applicata al monitoraggio sul palco per i musicisti (vedremo tutto in modo più approfondito in altre argomentazioni).

Fig. 4 reret.JPG

Fig. 5tab.JPG

n.b. Il volume naturale dello strumento ed il livello di pressione sonora dovuto all’amplificazione, fanno variare i punti di ascolto per cui si manifesta un tipo di localizzazione-focalizzazione o l’altro.

Effetto McGurk

Descritto nel 1976 da Hanry McGurk, riguarda una particolare interazione tra vista e udito, e cioè tramite esperimenti fatti si è arrivati a capire che se in un video l’attore pronuncia la sillaba DA ma in un eventuale doppiaggio gli si sincronizza la sillaba BA, il nostro sistema uditivo non percepisce e focalizza nè la parola DA vista dal movimento delle labbra dell’attore, nè la parola BA sentita dalla pronuncia nel doppiaggio, ma qualcosa di intermedio. Questa è l’ennesima conferma che la vista può facilmente ingannare la percezione uditiva.

Effetto Ventriloquo

Un altro effetto che conferma il fatto che la vista induce la localizzazione e percezione di provenienza di un suono è quello Ventriloquo, per cui vedendo muoversi la bocca del pupazzo e sentendo parlare ma con la bocca chiusa l’oratore, il nostro cervello ci dice che il suono proviene dalla bocca del pupazzo.

Questo determina il fatto che il nostro cervello prende per vero solo ciò che vede, che pensiamo sia vero o probabile, mentre tralascia ciò che pensiamo sia non veritiero, impossibile.

Un’altro esempio è nel cinema in cui la maggior parte dei mixaggi della voce è sul canale centrale (mono) di un ascolto surround, se l’attore che parla è sulla sinistra ci sembra che l’audio provenga da sinistra. Si parla di estensione di Localizzazione.

Di seguito un video rappresentativo di alcuni degli effetti ed illusioni acustiche viste in questa serie di articoli, ed anche altre:

Ottimizzazione della Localizzazione e Focalizzazione in eventi Live

Fig. 7 cvxvxvcxvx.JPG

In ambiente live dove lo strumento che suona è anche visibile, la gestione dell’Effetto Ventriloquo è sicuramente l’opzione migliore per determinare un miglioramento della localizzazione-focalizzazione degli strumenti, non avrà la definizione e focalizzazione di un posizionamento reale (come per eventi acustici non amplificati dove si sente il solo suono naturale dello strumento o mix di brani registrati), ma sfruttando il fatto che la vista regola in parte quello che sentiamo un minimo spostamento dell’immagine verso dove lo strumento sta suonando insieme al vedere che suona in quella posizione, aiuta sia lo spostamento dell’immagine verso dove sta suonando (togliendo da una distorsione di focalizzazione portata al centro, o agli estremi se troppo bilanciato ad esempio verso left o right), sia il creare un mix più pulito dando una dimensione fisica media allo strumento per una media di persone all’interno dell’area di ascolto, mix più aperto, intelligibile, dinamico (soprattutto quando sono molti gli strumenti da mixare insieme) e tanti altri fattori che vedremo meglio quando parleremo di tecniche di mixaggio, senza intaccare e prediligere zone di ascolto (fig. 8).

Fig. 8 zona ok.JPG

Come si nota analizzando gli esempi in figura 7 e 8 in caso di spostamento dell’immagine dello strumento tutto verso un lato di amplificazione-diffusione comporta la creazione di una zona d’ombra per un ascolto opposto, ed una più larga sfocatura ed errore di localizzazione alla percezione sonora rispetto a quello che invece avviene utilizzando la tecnica a ventriloquo, in cui le estensioni dei valori di sfocatura e distorsione immagine sono più contenuti.

n.b. Da considerare sempre come precedentemente visto anche un eventuale presenza nella percezione del suono naturale dello strumento.

n.b. Una posizione laterale più vicina o più lontana di ascolto, non comporta lo sfasamento di percezione visiva, il nostro cervello prende in questo caso il palco ma anche la distribuzione degli elementi ad esempio di una band musicale e va a definire che chi si trova in mezzo è centrale che si trova di lato è laterale, sempre e comunque.

Per quanto riguarda il livello di spostamento orizzontale rispetto al centro della sorgente che suona più laterale, considerando quanto appena visto, considerando che 20 dB sono un massimo spostamento verso una localizzazione di ascolto laterale per una configurazione stereo, ma che se consideriamo l’aspetto visivo gli angoli di percezione si comprimono di circa la metà, e che più ci allontaniamo con l’ascolto e più differenza di intensità tra i diffusori servirà per percepire uno spostamento dell’immagine, mentre più ci avviciniamo e tanto meno ne servirà, considerando una media di ascolto tale da non creare zone d’ombra o impoverimento eccessivo del mix per i lati di ascolto estremi (destra – sinistra), il livello di spostamento adatto per uno strumento musicale posto all’estremità destra o sinistra del palco è di circa 4 – 5 dB. 3 – 4 se la maggior parte dell’audience è molto vicina al palco, 5 – 6 se la maggior parte dell’audience è molto lontana dal palco, (valutare poi sul posto il corretto guadagno, in quanto dipende anche dalle caratteristiche dell’impianto audio ed attrezzatura utilizzata, oltre che da come l’impianto viene configurato, tutte cose che vedremo in altre argomentazioni), comunque lo spostamento dell’immagine deve risultare all’interno della posizione di spostamento centrale (tra percezione laterale e centrale) di 5 – 6 dB che rappresentano la metà del livello necessario per uno spostamento dell’immagine completamente di lato considerando l’aspetto visivo che è la metà di quello stereofonico. Per il posizionamento intermedio tra il centro e l’estrema sinistra o destra dello strumento musicale, utilizzare frazioni di questi valori seguendo sempre il posizionamento reale dello strumento.

n.b. Considerando un ascoltatore posto all’estremo opposto, una leggera percezione di attenuazione dello strumento visto più lontano è ben gradita in quanto il nostro cervello elabora naturalmente che questa è una cosa normale in quanto essendo lontano avrà anche meno livello di intensità sonora, per questo non c’è da preoccuparsi se anche nell’estremità di ascolto il mix non è perfetto. Anzi questo aiuta a dare un senso di profondità al mix, elemento mancante di un ascolto stereo.

Posizione di Ascolto

Il fonico per poter processare e mixare correttamente l’immagine ma anche il timbro e dinamica di uno strumento, ed avere un tipo di ascolto medio di quello che è l’ascolto all’interno dell’area in cui si diffonde il suono, deve necessariamente posizionarsi sulla linea di ascolto ottimale che si trova nel centro del fuoco dell’impianto audio. Ed è anche li come vedremo meglio quando parleremo di taratura impianti audio dove si concentra la più ampia mediazione sulla taratura stessa della risposta in frequenza dell’impianto. La distanza minima in cui ci si deve trovare come fonico dipende dalla più bassa frequenza riproducibile (tale come visto in questa serie di articoli da percepirne il suo completo contributo energetico), alle dimensioni e posizionamento dell’impianto audio stesso (non trovarsi mai nel campo vicino della sorgente, anche qui dipende dal tipo di impianto e configurazione utilizzata, e anche dalla pressione sonora riprodotta che andrebbe correttamente distribuita con egual copertura per tutta l’area di ascolto, in ogni caso trovarsi ad un livello SPL tra gli 85 dB e 95 dB come spiegato in questa serie di articoli), ma anche dal tipo di ambiente in cui ci si trova (mai trovarsi nel campo riverberante), tutte cose che vedremo meglio in altre argomentazioni.

Mentre per un ascolto medio le migliori posizioni sono sempre quelle centrali, e mediando quelle con uno spostamento orizzontale massimo fino a metà tra il punto centrale e il laterale occupato dall’impianto audio, oltre la quale distanza lo sfocamento dell’immagine, del concetto di mix, timbrica e dinamica strumentale viene via via sempre meno focalizzato, con distanza minima di 6 – 7 metri dall’impianto audio (considerando anche che l’impianto sia opportunamente mediato nella risposta in frequenza nei vari punti dell’area di audience), almeno per percepire correttamente i 60 Hz che pur non essendo la più bassa fondamentale degli strumenti musicali (ad esempio la grancassa della batteria arriva a 30 Hz), permettono di comprendere grazie anche al sistema di ricostruzione apparente che appartiene al nostro cervello come visto in questa serie di articoli, il timbro e dinamica dello strumento che arriva cosi in basso.

Quanto spiegato è illustrato in figura 9.

Fig. 9ascolto ottimale.JPG

Front Fill

Come detto il tipo di installazione dell’impianto audio è fondamentale (e generalmente è installato per offrire la più omogenea copertura per tutta l’area di ascolto, in ogni caso una configurazione che predilige l’ambiente e spazialità del mix è preferibile, ma vedremo meglio questo quando parleremo di impianti audio), in questo caso si sono considerate delle sorgenti generiche senza definire i concetti di direttività che vedremo in altre argomentazioni. Per comprensione però possiamo dire che in certi contesti l’essere troppo vicini al palco in zona centrale (anche 6 – 7 metri) comporta il trovarsi in una zona d’ombra in cui il suono fatica ad arrivare correttamente dall’impianto P.A., per compensare questo e determinare una copertura omogenea anche in prossimità, si utilizzano dei Front Fill, quindi ulteriori sorgenti sonore.

Anche qui sarà importante la loro taratura e posizionamento tale da non interferire con il suono proveniente dal P.A., generalmente molti utilizzano un tipo di linea mono per inviare il segnale ai Front Fill, ma la soluzione migliore è quella di mantenere il rapporto di immagine dell’impianto principale (P.A.), per cui la metà verso sinistra su linea Left, metà verso destra su linea Right (per fare questo mantenere sempre un rapporto pari). Questo comporterà a sua volta un continuo legame di spostamento dell’immagine come visto precedentemente, anche se meno evidente in quanto la percezione di localizzazione è limitata ad un solo diffusore, mentre tenendoli in mono si avranno sempre gli stessi problemi di focalizzazione, es. chi è in centro palco, suono centrale ma strumento a sinistra), (fig. 10).

Fig. 10scascsc.JPG

n.b. Anche qui il migliore ascolto ce l’ha chi si trova in una zona centrale in cui arriva parte di contributo energetico del Front Fill Left e Front Fill Right, mentre via via spostandosi ci sarà una leggera sfocalizzazione nella definizione di percezione dello strumento. Per un ascolto in prossimità di un Front Fill è come trovarsi all’estrema sinistra o destra in asse con solo una parte dell’impianto audio, quindi stesso problema di corretta focalizzazione-localizzazione, compensata in parte dal nostro cervello per la distanza visiva dello strumento musicale.

Una soluzione alternativa ancora più efficiente per estendere l’area di ascolto ottimale è quella di creare piccoli gruppi Front Fill di ascolto stereo, opportunamente ottimizzati per non interferire nè tra di loro, nè con l’impianto P.A. (fig. 11)

Fig. 11fbffbfdb.JPG

Cosi facendo ci sarà un’ulteriore aiuto alla focalizzazione anche per gli estremi di ascolto, ma sempre limitati dal fatto che al massimo si percepirà un suono provenire leggermente da sinistra ma poi vedere che lo strumento musicale suona completamente a sinistra sul palco.

n.b. In caso di riproduzione di un brano musicale stereo, quindi già mixato in studio, considerare anche in questo caso che l’ascolto è in prossimità delle sorgenti per cui valutare se stringere o allargare l’immagine stereofonica, come visto precedentemente.

Altezza Sorgenti

Per quanto riguarda l’altezza di posizionamento delle sorgenti sonore si preferisce come definito prima creare un tipo di installazione per favorire una copertura omogenea su tutta l’area di ascolto. C’è da dire però che più si pone in alto il diffusore rispetto alla reale altezza/dimensione dello strumento e tanto più si verifica lo stesso fenomeno visto per il piano orizzontale sul piano verticale, anche se in questo caso più contenuto in quanto la localizzazione-focalizzazione sul piano verticale è come visto in questa serie di articoli più faticosa e meno sensibile di circa 4 – 5 volte, per queste ragioni considerando anche che in relazione alla vista il processo di localizzazione e focalizzazione si dimezza, ove possibile, non alzare mai le sorgenti sonore sopra allo strumento musicale tale da considerando due linee immaginarie (una dalla sorgente sonora e una dallo strumento musicale, che convergono verso l’ascoltatore) non superare un ritardo di < 3 ms che rappresenta esattamente 10 volte tanto la metà del tempo che ci vuole per un ascolto orizzontale stereo considerando anche la vista per spostare l’immagine dal centro a quasi-metà tra il centro e l’estremo opposto.

Questa distanza è una buona media da tenere in relazione anche alla distanza di ascolto che come sappiamo più si è lontani e più ritardo ci vorrebbe per sfasare ulteriormente l’immagine, mentre più si è vicini e meno ce ne vorrebbe, e va a considerare una mediazione di un’area di ascolto sul piano orizzontale.

Se l’ascolto è concentrato in un area prossima a quella dello strumento musicale un buon compromesso di ritardo è < 2 ms, quindi più vicina dovrà essere la sorgente sonora.

Se l’ascolto è invece a grandi distanze dallo strumento musicale un buon compromesso può essere < 4 ms, quindi più lontana potrà essere posta la sorgente sonora.

In figura 12 un esempio grafico di quanto appena detto.

Fig. 12 yyhnfdhnhnd.JPG

(vedremo queste applicazioni quando parleremo di sistemi di diffusione sonora).

Per fare alcuni esempi, considerando la distanza sorgente sonora-strumento musicale, ma che poi questo dipende più precisamente dall’altezza delle nostre orecchie, se abbiamo la sorgente sonora posizionata a 5 metri di altezza rispetto allo strumento musicale, possiamo focalizzarla bene dai 9 – 10 metri in su.

Se la sorgente sonora è a 10 metri di altezza rispetto allo strumento musicale, possiamo focalizzarla bene da circa 40 – 45 metri in su.

Se la sorgente sonora è a 2 metri di altezza rispetto allo strumento musicale, possiamo focalizzarla bene da circa 2,5 – 3 metri in su.

n.b. Come si nota strumenti che sul palco saranno posizionati più in dietro avranno anche un livello di distorsione di focalizzazione più contenuto. Come linea generica usare sempre quella che più la sorgente è in asse con lo strumento musicale e meglio è.

In caso non si abbia tempo e modo di calcolare il tempo di ritardo, una linea alternativa che si puó seguire è quella di non alzare mai l’asse della sorgente a più di 10° rispetto al l’asse di ascolto, questo come visto per prevenire uno spostamento dell’immagine verso l’alto ed una differente risposta in frequenza percepita.

Nel contesto reale ci sono però da tenere conto anche le riflessioni ambientali e la resistenza intrinseca del mezzo stesso in cui si diffonde l’aria, oltre che la dimensione e direttività della sorgente sonora stessa, ma vedremo questo in altre argomentazioni.

Posizionamento Sub Woofer

Anche il posizionamento dei Sub Woofer, adibiti alla riproduzione delle basse frequenze può causare un certo livello di distorsione di localizzazione-focalizzazione dell’immagine, che come detto lavorando con i livelli ITD è possibile determinare una maggiore localizzazione-focalizzazione dello strumento anche in quel range di frequenze.

n.b. Scomponendo lo spettro in frequenza dello strumento musicale su più diffusori posizionati in diverse zone (come ad esempio impianto appeso e sub a terra) si sfasa la percezione di localizzazione-focalizzazione dello strumento come da figura 13.

Fig. 13bgndxn.JPG

Come si vede dalla figura 14 tanto più è grande la distanza tra i diffusori e tanto più è larga la regione di distorsione della corretta localizzazione – focalizzazione, che in questo caso si traduce in una scomposizione non concepita dal nostro cervello come se lo strumento fosse spezzato in due, di cui una parte suona in alto e l’altra suona in basso (fig. 14)

Fig. 14 ghdgdgf.JPG

n.b. L’estensione dell’immagine sonora si ha solo se entrambi i diffusori hanno uno spettro uguale o se pur con meno efficienza anche simile, con rapporti di fase e ampiezza differenti come visto per l’ascolto stereofonico. Se la separazione tra i due diffusori è nella risposta in frequenza questo non avviene, ma c’è appunto la percezione di taglio appena vista.

Ci sono tante ragioni per cui si separa la risposta in frequenza tra più altoparlanti e si posizionano alcuni in terra ed alcuni appesi, per cui poi la corretta messa in fase di tutto il sistema risulterà fondamentale per un miglioramento della percezione localizzazione-focalizzazione (vedremo meglio questo quando parleremo di altoparlanti e sistemi di diffusione sonora).

La soluzione ottimale è quella di avvicinare il più possibile le varie sorgenti, ed in riferimento ai Sub Woofer utilizzare una configurazione direttiva cosi da minimizzare le interferenze che possono generarsi tra frequenze basse e alte (come vedremo meglio in altre argomentazioni). Utilizzare sempre una configurazione stereo per la migliore gestione dell’immagine, cosi che lo strumento anche nel suo contributo in bassa frequenza segua lo spostamento di focalizzazione, più che di localizzazione in quanto in basso come sappiamo si fa molta fatica a localizzare.

n.b. Una configurazione con Sub Woofer distanziati come può essere quella stereo (Left -Right) può portare facilmente a generare un’area di copertura filtrata, in cui ci sono controfasi e fasi. Questo si crea per via delle grandi lunghezze d’onda delle frequenze riprodotte che determinano un grado di omnidirezionalità della sorgente e che quindi per zone in cui ci sono tempi di arrivo differenti si possono facilmente trovare punti in fase o in controfase (questo soprattutto nel campo vicino, in quanto più ci si allontana e più la differenza di tempo di arrivo diminuisce). L’utilizzo di una configurazione direttiva aiuta a distribuire più omogeneamente anche queste frequenze in questo tipo di installazione.

In ogni caso è possibile tenere a terra e quindi distanti ed in configurazione mono, Sub Woofer che lavorano entro i 60 Hz, in quanto le frequenze di Bassi Profondi o Infra Bassi non sono in ogni caso localizzate in alcun modo dal nostro sistema uditivo.

In figura 15 un grafico di quanto detto.

Fig. 15  nmghmnm.JPG

Tutti questi fattori anche in questo caso dipendono dalle varie direttività delle sorgenti, si presume quindi che l’impianto audio sia opportunamente tarato ed abbia una risposta in frequenza omogenea per tutta l’area di ascolto, cosi da minimizzare anche l’effetto di percepire un eventuale suono in bassa frequenza provenire in prossimità delle sorgenti dei Bassi Profondi a terra (per via delle capacità di focalizzare un suono lontano ed uno vicino), (soprattutto per chi si trova vicino a queste sorgenti), ed il resto del contributo dall’alto (vedremo questo quando parleremo di taratura impianto audio).

n.b. Non utilizzare una configurazione dei sub direttiva centrale in stereo, in quanto che poi variando la posizione dell’immagine si sfaserebbe la direttività, rischiando di realizzare una copertura non più omogenea ma filtrata in base alla posizione di ascolto.

Per situazioni più complesse ad esempio con Delay Tower e Side Tower, saranno necessarie ulteriori procedure di mediazione che impoveriscono la qualità complessiva dell’ascolto per favorire l’omogeneità di distribuzione frequenza-spl (vedremo questo in altre argomentazioni).

Ascolto in Prossimità

Abbiamo definito il concetto che la localizzazione e focalizzazione sono anche determinate dal suono naturale della sorgente stessa (che sia acustica o amplificata), questo incide particolarmente quando siamo vicini ad essa (esempio piccola sala concerto, ascolto in prossimità di un palco senza la presenza di Front Fill) e da quanto è alto il suo livello di intensità sonora, oltre che da quanto più vi è il contributo del livello di intensità sonora dell’impianto audio. Ovviamente strumenti che generano maggiore energia sonora sono quelli che potranno creare maggiore distorsione dell’immagine oltre che della risposta in frequenza e dinamica, come ad esempio per strumenti acustici la Batteria e per strumenti elettrici la Chitarra Elettrica e Basso Elettrico.

Una buona norma è quella di mixare sempre il cosiddetto “ritorno di palco” (quindi il suono naturale generato dagli strumenti) con quello artificiale amplificato dalle sorgenti sonore (impianto audio), che rientra il quella zona di ascolto, questo da anche una maggiore sensazione di naturalezza, dinamica, respiro, in quanto al nostro cervello arrivano non solo informazioni amplificate (che non sono mai pulite e precise come quelle naturali degli strumenti che stanno suonando), ma appunto anche quelle naturali degli strumenti.

In questo caso quindi il livello di distorsione di localizzazione e focalizzazione aumenta ancora di più, in quanto si vede e si sente lo strumento suonare in un determinato punto ma si sente lo stesso senza vederlo provenire dalla posizione in cui abbiamo installato i diffusori. La linea ottimale sarebbe o ascoltare solo il suono naturale degli strumenti o solo quello artificiale amplificato, ma in determinati contesti questo è impossibile.

Per ottimizzare questo cercare in prima cosa di creare un mix di tipo naturale, quindi mixare adeguatamente il livello sonoro naturale degli strumenti cosi da percepirlo bilanciato in quell’area di ascolto, per poi mixargli sopra il segnale audio amplificato dalle sorgenti sonore come prima accennato. Per una corretta localizzazione-focalizzazione (anche se più si è vicini e meno precisa sarà), l’impianto audio dovrebbe essere posto (ma questo in ogni caso e sempre) in linea con l’asse occupato dallo strumento, che essendo spesso e volentieri in più punti (es. voce davanti, batteria dietro), utilizzare sempre l’asse più vicino al bordo palco in quanto che chi sta dietro verrà automaticamente percepito dal nostro cervello come sorgente più lontana e comunque i tempi di ritardo soprattutto per piccoli palchi sono molto contenuti, non disturbano più di tanto la localizzazione – focalizzazione. Spesso comunque questo è impossibile, anche per ragioni di allontanare la possibilità di innesco Larsen soprattutto per piccoli palchi. In ogni caso è opportuno impostare un tempo di ritardo all’impianto audio tale da poter portare in fase il complessivo segnale audio naturale in arrivo dagli strumenti, in quanto che anche il tempo di arrivo del suono naturale dello strumento incide sulla localizzazione-focalizzazione di esso, la linea da considerare per il calcolo del tempo di ritardo è sempre quella mediana in base alla posizione degli strumenti (fig. 16).

Fig. 16 dfsdsdgs.JPG

n.b. Soprattutto in dominio digitale il percorso del segnale audio dalla sua ripresa microfonica alla sua diffusione impiega un certo tempo, per questo prima di impostare il ritardo all’impianto audio è opportuno misurare il tempo di ritardo che ha il percorso di segnale audio e confrontarlo con quello che servirebbe, questo in quanto potrebbe già essere più che sufficiente, cosi da utilizzare un processore in meno, che a sua volte impoverisce la qualità del mix finale.

n.b. E’ da considerare anche il livello di ritorno dell’impianto audio verso il palco, in quanto un ritardo troppo elevato può per effetto Haas essere percepito come eco, in quel caso mediare. Considerare questo fenomeno sempre con il monitoraggio di palco attivo, in quanto la presenza di una sorgente sonora sul palco può facilmente mascherare questo tipo di ritorno.

Dall’altro lato soprattutto se il palco è molto grande e quindi è molto difficile bilanciare il suono naturale degli strumenti, utilizzare come visto i Front Fill (che servono anche per bilanciare lo spettro in frequenza e SPL delle aree vicine al palco) ed immergere quell’area di prossimità con adeguati livelli di intensità sonora in un ascolto artificiale (attraverso il mascheramento del suono naturale per via della più elevata pressione sonora), quindi solo amplificato e più correttamente bilanciato, pur mancando di naturalezza come avviene con il suono naturale dello strumento (fig. 17).

Fig. 17 gjfgjdgjfj.JPG

n.b. Anche i monitor da palco sono una fonte di disturbo non solo della risposta in frequenza e SPL per un ascolto in prossimità, ma anche di distorsione della corretta focalizzazione-localizzazione immagine. Questo è risolvibile utilizzando In-Ear monitor (monitoraggio in cuffia), cosi da eliminare tutto il contributo energetico ambientale generato dai monitor da palco, risolvendo anche altri molteplici problemi come ad esempio i rientri sui microfoni, la creazione di zone d’ombra di ascolto, più elevati rumori di fondo e molto altro che vedremo in altre argomentazioni. In caso si richieda il suo utilizzo o questo sia l’unica soluzione possibile, utilizzare monitor più direttivi possibile ed equalizzarli opportunamente tale da generare il più basso livello SPL in arrivo alle prime file di ascolto. Come vedremo, nel processo di taratura impianto audio sono da considerare anche i monitor da palco (se presenti), in quanto contribuiscono a creare distorsione.

n.b. A sua volta l’impianto audio utilizzato per diffondere il segnale amplificato all’area di ascolto può interferire con il monitoraggio di palco (tutte cose che vedremo in altre argomentazioni).

Altro

n.b. Per un tipo di ascolto in Surround/3D le cose si complicano ulteriormente, in cui è possibile gestire appunto più finemente la profondità di posizione degli strumenti musicali (come ad esempio gestire al meglio strumenti che suonano dietro e strumenti che suonano davanti), ma anche l’altezza risolvendo molti dei problemi legati alla differenza tra l’altezza dell’impianto audio e la reale altezza-dimensione dello strumento musicale (vedremo meglio questo quando parleremo di tecniche di mixaggio).

n.b. Fino ad oggi l’installazione e taratura degli impianti audio per eventi live ha tenuto conto solo ed esclusivamente della corretta distribuzione energetica nello spazio, uniformità di ascolto su tutta la banda di frequenze e pressione sonora all’interno di un area. Il passo successivo è appunto quello di migliorare anche l’aspetto dell’immagine, migliorando la percezione e focalizzazione, cosi da poter avere un’ascolto più chiaro e qualitativo, meno fatica di ascolto, maggiore immersione e coinvolgimento emotivo.

Abitudine di Ascolto

Come accennato in questa serie di articoli l’orecchio grazie anche alla memoria acustica, che segue direttamente l’abitudine al provare determinate sensazioni psico-fisiche, che dipende anche dallo stato psico-fisico dell’individuo che ascolta, tende ad abituarsi, il chè da un lato significa diventare più critico, più preciso, più allenato, e come vedremo vengono in aiuto diverse tipologie di esercitazioni che contribuiscono a raffinare le capacità di ascolto, e dall’altro a ricercare sempre una tipologia di suono piacevole, gradita all’orecchio, cosi come lo è stato abituato.

Un esempio sono le registrazioni e mix realizzati negli anni ’60, che se allora erano percepiti come qualitativi e di impatto, emozionali, adesso in comparazione con i nuovi ascolti a cui siamo abituati (più loudness, più presenza, pulizia e chiarezza), derivato soprattutto dai materiali utilizzati per la registrazione e riproduzione che  tecnologicamente hanno fatto grandi passi in avanti, non sono più all’altezza e preferiti come tipologie di mix, attraggono meno.

Questo tipo di abitudine è associabile anche in fase di mixaggio in tempo reale, cioè se alziamo improvvisamente il volume del mix ad esempio di 10 dB, questo viene percepito chiaramente come sbalzo di pressione sonora e spesso non è gradito all’ascolto. Se questi 10 dB di incremento li facciamo a passi di 1 dB distribuiti in un determinato range di tempo, la nostra percezione si abitua di volta in volta all’aumento dolce e delicato di 1 dB di guadagno e si arriva ad un incremento di 10 dB senza creare disturbo all’attenzione di ascolto e rimane gradito all’orecchio.

n.b. Per questo quando si mixa, ma la stessa cosa vale per equalizzare e processare in dinamica, e si deve amplificare o attenuare il segnale di uno strumento è bene farlo per passi di pochi dB. Queste variazioni di intensità non devono essere percepite.

A. (segnale audio con improvviso aumento di +6 dB)

A. (segnale audio con incremento di +6 dB graduale a passi di +1 db)

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