Noise Reduction – I

Il NOISE REDUCTION fa parte della famiglia del mastering ( argomento che vedremo in dettaglio in altri articoli ), in quanto si presenta come un processo con il compito di lavorare sul segnale prima o dopo una registrazione o contemporaneamente al fine di ottimizzare, pulire, ripristinare ad esempio una traccia audio presente in vecchie registrazioni analogiche su nastro magnetico o vinile che presenta un elevato rumore di fondo da invecchiamento, oppure in più moderni formati digitali con problemi di jitter, errori di lettura, oppure ancora per ottimizzare un nuovo mix sfruttando il processamento di riduzione del rumore come processore di equalizzazione o dinamica e molto altro ancora. In un contesto più generico è la riduzione in certi casi risoluzione ed eliminazione di rumori, compreso eventuali disturbi della rete elettrica registrati insieme alla parte audio musicale nel mix. Tutti questi processi fanno appunto parte del lavoro del Mastering Engineer, applicabili ad un qualsiasi segnale mono, stereo, multicanale, multitraccia.

Il Noise Reduction è possibile dividerlo in due macro categorie a seconda del tipo di applicazione:

  • Campo Acustico
  • Campo Elettrico

In campo acustico la finalità è quella ad esempio di creare ambienti in cui il suono si propaghi e si diffonda in un certo modo, ad esempio con l’ausilio di appositi materiali fonoassorbenti, fonoisolanti, fonoriflettenti è possibile attenuare e gestire il rumore ambientale esterno e quello interno ad un edificio, gestire la distribuzione del suono e quindi anche rumore all’interno di una stanza e cosi via ( vedremo più in dettaglio il Noise Reduction in Campo Acustico in altre argomentazioni ).

In campo elettrico ( ed è di questo che parleremo in questo articolo ), lo si necessita principalmente ove si abbia un segnale audio sotto forma di impulsi elettrici ad oggi anche ottici, che presenta un rumore ( noise ), rilevabile all’ascolto come fastidio ( quindi opera in dominio elettrico ). Introducendo per cui un dispositivo di riduzione del rumore si va a cercare di compensare il fastidio percepito, riportando il suono al più possibile stato naturale, generalmente privo di rumore, o comunque adattandolo per un miglior ascolto possibile. Questi rumori, a meno chè non siano volutamente o involontariamente ripresi da cause esterne ( come ad esempio il rumore della linea elettrica di una non corretta messa a terra, oppure ancora rumori ambientali quali traffico, elettrodomestici, ecc.. ), si verificano per la non idealità e linearità dei componenti utilizzati, sia per la trasduzione del segnale acustico in segnale elettrico, ancor più in forma analogica e un po’ meno ma sempre presente in digitale, che per tutto il sistema di percorso ( connessioni ) e gestione del segnale ( processori ), fino alla diffusione stessa, e cioè la ri-trasduzione del segnale elettrico in acustico corrispondente, con ben altri problemi che analizzeremo in altre argomentazioni.

In ambiente live il Noise Reduction è molto meno utilizzato, in quanto che generalmente una qualsiasi traccia audio di un qualsiasi supporto è ottimizzata preventivamente, risparmiando tempo, riducendo il quantitativo di attrezzatura mobilitata per l’evento, il numero di tecnici impiegati ( quindi anche risparmio economico ), e non ultimo potendo in studio ( quindi ambiente acusticamente idoneo per l’ascolto, molto meno ritrovabile per eventi live pieni di ambienti riflettenti e risonanti spesso non prevedibili e non adatti a questo scopo ) realizzare un processamento di maggiore qualità. Le uniche applicazioni del Noise Reduction in ambiente live sono quella di ridurre un eventuale rumore della linea elettrica ( risolvibile con una più corretta messa a terra e un’ottimizzazione della stabilità della tensione elettrica di alimentazione ) e rumore generato dai dispositivi ed attrezzature varie ( spesso non risolvibile in quanto facente parte del rumore intrinseco dell’attrezzatura stessa ), in certi casi risolvibile bilanciando una linea sbilanciata, sostituendo un cavo od un’apparecchiatura difettosa, o ancora realizzando un routing con una migliore configurazione tra i rapporti di impedenza ( uscite-ingressi ) in ambito analogico, ottimizzazione dei protocolli e conversioni A/D – D/A per il digitale.

Quello del rumore intrinseco dell’attrezzatura utilizzata per la ripresa e processamento di un segnale audio, compreso la sua diffusione, è il limite per l’analisi e processamento del Noise Reduction, in quanto che questo rumore è parte della distorsione armonica dell’onda complessa ( il segnale audio ), per cui difficilmente rilevabile ed estrapolabile dal segnale pulito per procedere alla sua attenuazione-eliminazione, senza intaccare il segnale audio pulito.

Come vedremo in questo articolo, i rumori che si possono correggere e spesso eliminare sono tutti rilevabili in modo differente ed indipendente rispetto al segnale audio, ed in questo caso le tecniche di Noise Reducion risultano maggiormente efficaci.

Nel Live per rumori in “diretta” come quello della corrente elettrica per una mal messa a terra, si possono usare in certi casi oltre a tutte le tecniche che vedremo, appositi dispositivi di Noise Reduction, come Hum Suppressor, Hum Eliminator, D.I. Box Passive, provare a scollegare la massa dal cavo bilanciato, o dal dispositivo hardware a cui è collegata l’alimentazione elettrica generante rumore ( fattori già esaminati in altri articoli ), comunque concentrati essenzialmente sulla riduzione del rumore elettrico.

Analogico

In ambito analogico alcuni dei più comuni rumori sono generati da:

  • Rumore della linea elettrica ( 50 hz Europa ( fig. 1 ) – 60 Hz US ).
  • Supporti di registrazione a bassa dinamica ( come Dischi in vinile ( 12 “ – 10 “ – 7 “ ), ( fig. 2 ) e Nastri Magnetici, ( CC – DAT – MiniDisc – DLT – UMATIC – SUPER 8 – Bobine open reel per registrazioni multi traccia ), ( fig. 3 ).
  • Invecchiamento del supporto analogico.
  • Rumore Valvolare e VCA ( soprattutto quando questi componenti invecchiano cominciano a generare un più elevato rumore di fondo ).

Fig. 1 1_selezione

In figura 1 uno spettrogramma in cui è chiaro il rumore della rete elettrica, si nota la linea gialla continua come un tipo di segnale indipendente da tutto il resto dello spettro, come una sinusoide di maggiore ampiezza ed intensità.

Fig. 2 vinile-3.jpg

Fig. 3 2017-10-18_18-11-33.png

Una volta restaurato vecchi brani analogici ( l’invecchiamento è una delle maggiori cause di generazione del rumore, ) è utile riversarli poi in supporti ad ampia dinamica e mantenimento nel tempo come quelli digitali ( CD – DVD AUDIO – BLURAY AUDIO – SACD – ancor più FILE AUDIO con backup su Hard Disk( fig. 4 ), in questi ultimi il mantenimento è costante e per sempre fino a danneggiamento del supporto stesso che lo ospita, per questo consigliato il backup su hard disk esterno, e consigliata la non sovra-scrittura del file originale in quanto anche durante la fase di re-writing si possono generare errori, creare quindi sempre una copia nuova originale ).

Fig. 4 2017-10-18_18-27-00.jpg

Questo è utile anche per eventuali post processamenti, cosi da operare su di un segnale che ha mantenuto le sue proprietà risolutive nel tempo e lavorare in un dominio più pulito e con meno rumore introdotto rispetto a quello analogico ( il dominio digitale ).

Come vedremo le tecniche e le procedure di Noise Reduction in dominio digitale sono molto più efficienti di quelle in dominio analogico.

Digitale

In ambito digitale alcuni dei più comuni rumori sono generati da:

  • Qualità e risoluzione formato audio
  • Errori di Conversione A/D – D/A – D/D
  • Incompatibilità di impedenza ( uscita – ingresso ), spesso questo è un problema più lieve in quanto che se troppo differente il segnale non circola e vi è un arresto del segnale audio.
  • Bandwith Amplitude ( ampiezza di banda passante, più è grande più informazioni ci saranno, fattore determinato anche dalla risoluzione del file audio, più è piccolo e meno informazioni ci saranno e quindi meno qualità ).
  • Latenza e Velocità di trasmissione ( la velocità di trasmissione determina il tempo di latenza del segnale tra l’uscita da un dispositivo e il suo prelievo all’ingresso di un’altro dispositivo, più è veloce e meno errori ci saranno ).
  • Clock non lineare e non stabile ( la stabilità e risoluzione del clock è fondamentale per avere un corretto prelievo da parte del dispositivo di ingresso e di lettura ).
  • Jitter ( insieme dei rumori digitali che portano ad una distorsione del segnale audio ).
  • Errori di lettura ( es. errore di lettura del laser ottico o tutto il sistema di lettura di un lettore cd, o ancora cd graffiato e rovinato, quindi illeggibile o leggibile solo in parte, o ancora file con parti mancanti quindi danneggiato per cui spesso risulta anche illeggibile )
  • “Colli di bottiglia” ( esempio in una serie di plugin in cascata se il plugin successivo non è in grado di leggere alla stessa risoluzione e con almeno pari velocità di prelievo dati in uscita dal plugin precedente si creano colli di bottiglia e perdita di informazioni che causano errori ed in casi estremi la non compatibilità tra i due plugin ).

n.b. Tutti questi parametri li vedremo più in dettaglio quando parleremo di audio digitale.

Rumore di Fondo da Invecchiamento Supporto

I supporti magnetici, soprattutto analogici, soffrono di un problema che è la causa fondamentale di generazione di rumore e deterioramento con l’invecchiamento.

Ciò è dovuto soprattutto all’instabilità magnetica, reazionata con lo strusciare della testina di recorder e playback sul nastro stesso al fine di prelevare valori di corrente poi trasdotti in acustici corrispondenti dai diffusori. Ecco perché ad ogni passaggio della testina del nostro registratore/lettore, si determina di volta in volta un degrado della risposta con perdita di informazioni e aumento del rumore.

Per questo è sempre consigliabile, soprattutto in ambienti professionali utilizzare lettori e registratori qualitativi.

Oltre a ciò, un fenomeno da non sottovalutare è l’aria stessa, composta da varie particelle molecolari, in prevalenza ossigeno e azoto ( principale fonte di degrado magnetico ), ma anche magnetiche ed elettriche “altrimenti non riusciremmo a trasportare segnali in radiofrequenza ed elettrostatici”.  Queste particelle possono essere derivate per emissione esterna, come diossido di carbonio da autovetture, e zolfo. Questi insieme alle polveri vanno a degradare nel tempo le condizioni stabili del campo magnetico.

Per questo un qualsiasi supporto analogico andrebbe tenuto in condizioni ottimali e con temperatura ambiente controllata. L’ideale è sottovuoto. Ed è ciò che viene proprio fatto a livello professionale per mantenere nel tempo vecchie registrazioni. Anche se ad oggi come vedremo e come precedentemente accennato, il tutto viene riversato su supporto digitale, privo di degrado causa questi fenomeni, ma tuttalpiù derivato da graffi, polvere, scrittura e/o lettura non processata correttamente.

Altri aspetti da tenere conto per mantenere una buona qualità del supporto magnetico analogico nel tempo, ma anche digitale su supporto magnetico come il DAT, sono quelli ritrovabili come rappresentazioni figurate nelle normali cassette CC consumer:

  • Calore ( mai tenerlo sotto una fonte di calore, come il sole ).
  • Acqua ( bagnando il supporto si possono causare elasticità dell’avvolgimento non più riproducibile o alterazioni elettriche da sovratensioni che possono determinare la rottura del supporto stesso ma anche del registratore e/o playback).
  • Umidità ( essendo composta da molecole d’acqua può causare gli stessi effetti ).
  • Raggi Ultravioletti ( i raggi della luce solare ma anche di fonti ultraviolette esterne essendo componenti elettromagnetici possono alterare lo stato magnetico del supporto stesso. E quindi anche fonti magnetiche presenti nelle vicinanze. Polveri e particelle contaminanti nell’ambiente come definito prima.

A livello audio il tutto è valorizzabile con la percezione di decadimento delle basse frequenze, in quanto essendo quelle di maggior valore energetico, e di minor percezione da parte dell’udito, sono le prime che se ne vanno causa calo proprietà magnetiche del nastro. Questo è compensabile se pur non idealmente con una corretta equalizzazione in fase di mastering. Mentre invece prenderanno valore le distorsioni magnetiche in medio alta e alta frequenza ( proprio in cui l’udito è più sensibile ), rilevabili come un fruscio continuo ( rumore di fondo ) ed altri fenomeni che vedremo.

Per il rumore da invecchiamento è proprio su queste frequenze che si fanno lavorare i sistemi di Noise Reduction, con lo scopo di attenuare il più possibile tale fruscio, in modo che non sia percepito, portandolo sotto un livello mascherato rispetto al segnale utile come da psicoacustica. Successivamente si riporteranno le alte frequenze attenuate dal degrado magnetico e presenza rumore di fondo al livello adeguato per ottimizzare l’ascolto, attraverso l’ausilio di un equalizzatore. Lo scopo di questa trattazione è comunque quello di vedere le varie tecniche utilizzate per diminuire ed eliminare i rumori, i principi e metodi di equalizzazione verranno poi visti in altri articoli.

Definizione dei Rumori

Per facilitare la comprensione e dividere in categorie i vari rumori, è stato dato a questi un nome che identifica il tipo di rumore in base al tipo di suono-sensazione percepito.

I più comuni e diffusi rumori presenti sono:

Rumore Alimentazione Elettrica:

  • HUM ( Rumore della fondamentale a 50 hz per Europa e 60 hz per US, in cui è incluso anche il rumore della 1° e 2° armonica ).
  • BUZZ ( Rumore generato dalla forte presenza di un elevato numero di armoniche in media ed alta frequenza ) ( a.1 ).
  • HISS ( Rumore delle armoniche in alta frequenza, Hum + Hiss = Buzz ).

A.1 Buzz

Rumore Analogico e su Nastro Magnetico Digitale:

  • WOW, FLUTTER, THUMP ( Rumori della variazione e non stabilità della velocità delle testine di playback e recording o stabilità di velocità del disco in vinile ed inerzia della puntina di playback, che causano variani del pitch e time di riproduzione, ), ( a.2 ).
  • GURGLE ( Rumore generato da un non stabile e corretto BIAS per la registrazione su nastro magnetico ), ( a.3 ).
  • SKEWED ( Rumore della non stabilità, provocato dalla elasticità ed ondulazioni del nastro magnetico, suono simile al Flutter ( a.2 ) ).
  • SCRATCHES ( Rumore dello sfregamento testine sul nastro magnetico e puntine su disco in vinile ), ( a.4 ).
  • FLICKER ( Rumore generato dal tremolio delle valvole quando soggette a spostamento “anche per rilassamento elastico naturale da riscaldamento” ), ( a.5 ).
  • CRACKLE ( Rumore generano dal movimento discontinuo del disco in vinile ), ( a.6 ).
  • RUMBLE ( Rumore generato per attrito del perno centrale in cui è inserito il disco in vinile o i perni delle cassette e bobine su nastro magnetico ), ( a.7 ).

n.b. Scratches e Thump sono spesso generati da uno sfasamento dell’Azimut in fase di recording.

A.2 Flutter

n.b. La prima traccia è l’originale, la seconda con effetto Flutter.

A.3 Gurgle

n.b. La prima traccia è l’originale, la seconda con effetto Gurgle.

A.4 Scratches

A.5 Flicker

A.6 Crackle

A.7 Rumble

Rumore Digitale:

  • CLICK ( Rumore generato da una non corretta posizione di pochi sample ), ( a.8 ).
  • TIC ( Rumore generato da una non corretta posizione di qualche sample in più del Click ), ( a.8 ).
  • CRACKEL ( In digitale è una serie continua di Click ravvicinati ), ( a.5 ).
  • GLITCH ( distorsione dell’onda generata da un mal funzionamento del convertitore e processo di output ed input del segnale, si manifesta come un picco improvviso, molto simile al click ), ( a.8 ).
  • JITTER ( come precedentemente accennato il Jitter è l’insieme dei rumori digitali ).

A.8 Click

Altri Rumori:

  • RUMORE BIANCO ( Rumore spesso utilizzato per testare apparecchiature elettroniche, consiste nel porre allo stesso livello di intensità tutte le frequenze da analizzare, in realtà mantenere stabile un segnale come il rumore è impossibile in quanto il generatore che sia analogico o digitale o software non è ideale e quindi provocherà leggere oscillazioni casuali, portando comunque uno stabile livello energetico medio ( esempio 0 dB ), ma una risposta in frequenza variabile nel tempo come quella in figura 5, può essere di 4 tipologie ognuno con un tipo di risposta in frequenza differente ma uguale intensità media energetica, quello Classico o Uniforme appena vista in figura 5, ( a.9 ), utilizzato sia in campo analogico ( tramite oscillatori ) che digitale ( tramite algoritmi ), quello Gaussiano ( fig. 6 ), ( a.10 ), che determina una soglia ed una finestra di ponderazione per cui tutto il rumore che oscilla sotto o fuori dalla finestra non viene considerato, utilizzato in dominio digitale. Quello Triangolare ( fig. 7 ), ( a.11 ), sempre utilizzato in dominio digitale e con lo stesso principio del gaussiano ma con differente algoritmo. Quello Binario uguale ai precedenti con un suo algoritmo di ponderazione ( fig. 8 ), ( a.12 )  ).

n.b. Vedremo in altre argomentazioni le finestre di ponderazione e grafici FFT e quindi quali rumori è meglio utilizzare per determinate misurazioni e quali per altre.

Fig. 5 normal Rumore Bianco Uniforme

A.9 Rumore Bianco Uniforme

Fig. 6 gaussian Rumore Bianco Gaussiano

A.10 Rumore Bianco Gaussiano

Fig. 7 trian Rumore Bianco Triangolare

A.11 Rumore Bianco Triangolare

Fig. 8 binari Rumore Bianco Binario

A.12 Rumore Bianco Binario

  • RUMORE ROSA ( Rumore ( fig. 9 ) spesso utilizzato per analisi e taratura impianti audio, consiste in un rumore bianco ma con un attenuazione di 3 dB ogni raddoppio di ottava ), ( a.13 ).

Fig. 9 pink Rumore Rosa

A.13 Rumore Rosa

  • RUMORE MARRONE ( Rumore ( fig. 10 ) spesso utilizzato per testare apparecchiature analogiche, consiste in un rumore bianco ma con un attenuazione di 6 dB ogni raddoppio di ottava ), ( a.14 ).

Fig. 10 brown Rumore Marrone

A.14 Rumore Marrone

A.15 Pops

A.16 Sibilant

  • LARSEN ( Rumore risonante generato dal feedback acustico, e cioè dal ritorno sul microfono del segnale ripreso, in uscita dal monitor e nuovamente ripreso dal microfono ), ( a.17 ).

A.17 Larsen

  • DROPOUT o CLIP ( Rumore di distorsione o saturazione del segnale audio ), ( a.18 ).

A.18 Clip

  • BREATH ( Rumore ad esempio in una registrazione, generato dal respiro del cantante ), ( a.19 ).

A.19 Breath

  • BLEED ( Rumore di rientro, identifica il rientro di un suono in un microfono adibito alla ripresa di un determinato strumento, per esempio il ritorno sul microfono del segnale audio presente in cuffia durante la registrazione della parte vocale ), ( a.20 ).

A.20 Bleed

n.b. I microfoni di riferimento sono quello su TOM e TIMPANO, tutto il resto è “rientro”.

  • RUSTLE ( Rumore generato ad esempio su microfoni ad archetto e lavalier per sfregamento su vestiti, barba, corpo, in un ampio spettro di frequenze ), ( a. 21 ).

A.21 Rustle

  • BRUSHING ( Rumore da sfregamento Rustle concentrato sulle alte frequenze ), ( a.21 ).
  • THUDS ( Rumore da sfregamento Rustle concentrato sulle basse frequenze ), ( a.21 ).
  • MOUTH e SMACK ( Rumore generato dal movimento della bocca e delle labbra ), ( a. 22 ).

A.22 Mouth

  • DITHER ( Rumore analogico o digitale “simile ad un rumore bianco, non percepibile ad orecchio umano in quanto generalmente inferiore a -120 dBFS ) generato per ottimizzare il processo di conversione A/D – D/A – D/D, il quale verrà analizzato quando parleremo di audio digitale ).
  • SHAPING ( Rumore di Dither colorato, cioè con differente spettro in frequenza ).
  • REVERB ( Anche il riverbero, spesso usato come effetto di riempimento per tracce di registrazione dry ed in ambienti acusticamente molto asciutti, può essere se eccessivo considerato un rumore “fastidio” ), ( a.23 ).

A.23 Reverb

A.24 Wind

  • PITCH BAND ( Il pitch identifica l’altezza della nota, se questo valore non è stabile nel tempo ad esempio durante la riproduzione di una traccia audio, si crea un disturbo all’ascolto fastidioso, proprio come fa il rumore ), ( a.25 ).

A.25 Pitch Band

n.b. All’interno della traccia sono contenute variazioni di Pitch.

  • TIME STRECHT ( Indica il tempo e velocità di riproduzione di un brano misurato in BPM o semplicemente in HH:MM:SS, se varia e non segue il tempo determinato dal musicista ad esempio in fase di registrazione, provoca una non corretta riproduzione ed una fastidiosa percezione proprio come il rumore ), ( a.26 ).

A.26 Time Stretch

n.b. All’interno della traccia sono contenute variazioni di Time.

  • AMBIENT ( Rumore ambientale come traffico, folle, passi, meteo, aereo, treno, rumori ambientali con caratteristiche molto variabili nel tempo ), ( a.27 ).

A.27 Ambient

  • INTERFERENZE ( Rumore generato da interferenze elettromagnetiche ed elettrostatiche caricate dai cavi audio e/o dalle apparecchiature utilizzate, comprese le interferenze sui sistemi wireless che generano buchi e mal funzionamenti del segnale audio, può presentarsi sotto forma di un qualsiasi buz, click, breath, rumore bianco ).

Caratteristiche Tonali del Rumore

Il rumore appena analizzato può essere confinato in una porzione ristretta della banda audio, può essere quindi Tonale ( se composto da una singola frequenza e relativo contributo armonico come l’HUM, il LARSEN ), ( fig. 11 ), oppure Narrowband se copre un più ampio spettro ( come ad esempio l’HISS, RUSTLE, THUDS ed altri tra i rumori visti ), ( fig. 12 ).

Fig. 112017-10-19_13-49-00.jpg

Fig. 12 2017-10-19_13-57-41.jpg

Può essere anche Broadband se copre l’intero spettro dell’audio udibile o comunque gran parte ( come ad esempio il RUMORE BIANCO, ROSA, MARRONE ), ( fig. 13 ).

Fig. 13 2017-10-19_13-55-07.jpg

Il rumore Broadband è il peggiore in quanto tende a colorare maggiormente il suono ed è più difficile separarlo dal segnale audio utile per ridurlo o eliminarlo. Il Tonale invece è quello più semplice da individuare e rimuovere senza intaccare o quantomeno intaccare meno possibile il segnale audio utile.

Anche il Tempo di Presenza di un rumore incide sul disturbo che questo reca all’ascolto e definisce il livello di complessità qual’ora questo debba essere rimosso.

Un rumore Stazionario o Continuo ( come il RUMORE BIANCO di figura 13 ), è peggiore di un rumore Non Stazionario od Occasionale e se ancora più rapido può essere Impulsivo ( come ad esempio il Larsen di figura 14 ).

Fig. 14 2017-10-19_14-22-52.jpg

Questo Larsen è facilmente rilevabile, essendo in una banda dello spettro molto limitata ed avendo un tempo di presenza molto piccolo, questo consente di agire finemente sul rumore senza intaccare tutto il resto dello spettro audio, considerando l’intera durata del campione analizzato.

Il rumore Impulsivo è senz’altro il rumore più fastidioso e disturbante tra tutti, in quanto e soprattutto se di forte intensità, a livello psicoacustico suoni alternanti ed impulsivi prendono maggiore attenzione rispetto ad un suono continuo, che via via viene elaborato dal nostro orecchio e mascherato e/o miscelato ( dipende dal suo livello di intensità ), dal segnale audio utile pulito.

n.b. Come vedremo meglio in altre argomentazioni, lo Spettrogramma ( immagini 11 – 12 – 13 – 14 ) è ad oggi il miglior strumento ( siamo in campo software ) per analizzare, trovare e quindi poter poi gestire ed eventualmente rimuovere i rumori. Questo grazie alla possibilità di divedere lo spettro sonoro in colorazioni differenti in base all’intensità dell’onda e alla possibilità di analizzare questo andamento spettrale come una foto dell’arco di tempo desiderato. Lavorando sulla risoluzione dello spettrogramma è possibile evidenziare differenze nell’ordine del campione.

Come definito nella classificazione dei rumori, ce ne sono di vario tipo tra quelli propri della strumentazione a quelli generati dal malfunzionamento dell’attrezzatura a quelli causati da fonti esterne. A volte però un rumore può essere volutamente registrato e/o mantenuto ad esempio per effetti nel cinema o in mix musicali. Per questo prima di operare sul rumore è necessario confrontarsi con l’artista e produttore al fine di capire ciò che si può eliminare o lasciare, soprattutto anche se l’eliminazione o riduzione del rumore porta alterazioni dello spettro audio utile.

Alcuni rumori come hiss, pop e rumori strumentali sono spesso risolvibili già durante la fase di mix, per cui in caso che il Noise Reduction come definito sia fatto in fase di Mastering, è possibile in caso di presenza di un mix con queste particolari tipologie di rumore, richiedere il remix del brano, altrimenti se non possibile per termini economici e di tempo utilizzare i vari tool in commercio.

In fase di mastering l’operazione di Noise Reduction è da fare prima di un qualsiasi altro processamento, cosi da ottimizzare il segnale pronto per le successive elaborazioni.

 

Altro su Noise Reduction:

Noise Reduction – II ( Noise Reduction Analogico, Single Ended, Double Ended, Distorsioni nei Processori Compander ).

Noise Reduction – III ( Dolby A, Dolby B, Dolby C, Dobly SR, Dolby S, DBX Type I-II-III, Telcom C4 ).

Noise Reduction – IV ( Noise Reduction Digitale, Plugin Noise Reduction, A/D-D/A Noise Reduction, Digital Hardware Noise Reduction, Fingerprint e No Fingerprint ).

Noise Reduction – V ( Metodi di Risoluzione per Rumori Integrati, DeClick, DeCrackel, DeScratch, DeNoiser Fingerprint e No Fingerprint, Interpolatori Automatici e Manuali, Plugin Automatici, DeClip, Time Strecht e Pitch Correction, Azimut Correction ).

Noise Reduction – VI ( Metodi di Riduzione Rumore Fonti Esterne, De-Pop, De-Esser, De-Buzz, De-Hum, De-Hiss, Anti-Feedback, De-Breath, De-Mouth, De-Wind, De-Reverb, De-Rustle, De-Bleed, De-Motorizer ).

Noise Reduction – VII ( Spectral Editor e Funzionalità, Psicoacustica del Rumore, Linee Guida ).

 

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