Come visto fino adesso, questa tecnologia di microfoni permette di ricevere l’alimentazione phantom da dispositivi esterni, infatti sono anche detti microfoni a polarizzazione esterna. Esistono in commercio anche altre tipologie di microfoni a condensatore, quelli pre-polarizzati o a elettrete, in cui quindi la lamina del diaframma mobile è polarizzata in fase di produzione e non necessita di alimentazione esterna.

Per fare questo si utilizza un tipo di materiale capace di rimanere carico e lineare nel tempo immagazzinando energia e non dissipandola in calore, il materiale più utilizzato è il teflon. A livello sonoro molti costruttori ritengono che il diaframma al mylar sia migliore e per questo i microfoni a condensatore ad alimentazione esterna rimangono i più utilizzati in ambiente musicale per larghi e piccoli diaframmi, ma altri ritengono che il migliore sia quello al teflon pre-polarizzato ( perchè non dipendendo da una fonte di alimentazione esterna che potrebbe facilmente essere instabile, una pre-polarizzazione garantisce a livello di diaframma mobile sicuramente una maggiore stabilità nel processo di trasduzione ).

Quelli al teflon pre-polarizzati si sono diffusi maggiormente nei Lavalier ( microfoni a micro-capsula, fig. 1 ), questo perchè essendo la capsula molto piccola risulta anche molto difficoltoso creare un circuito di alimentazione per il diaframma mobile. Diffusi in particolar modo anche in ambito di misure ( microfoni di misura, fig. 2 ), ed in applicazioni fonometriche ( fonometro, fig. 3 ), in cui l’importante è la praticità, linearità della risposta in frequenza e sensibilità, ma soprattutto per il fatto di poter caricare il diaframma a valori di tensione elevati ( i quali valori vengono utilizzati anche per alimentare il circuito di amplificazione allo stadio di uscita, ma come vedremo non in tutti i casi ). Aumentando per cui la distanza tra le due armature ed inviando una tensione di polarizzazione nell’ordine dei +100 V – +200 V ( livello di tensione molto più complesso da gestire e rendere stabile se dov’esse essere inviato dalle varie apparecchiature esterne come visto per i microfoni a condensatore a polarizzazione esterna, soprattutto richiederebbe una batteria interna molto più grande e quindi anche molto più ingombro, peso e costo, oltre che in questo caso incidere negativamente sul segnale audio passante per il pin 3, e nemmeno la sezione del cavo microfonico utilizzata sarebbe più adatta ), si riescono ad ottenere caratteristiche tecniche superiori a quelli a polarizzazione esterna.

Fig. 1 lavalier capsule omni.jpgFig. 2 21338-2393273 Fig. 3 Fonometro-Delta-Ohm-Classe-1-HD2110L.jpg

I microfoni pre-polarizzati hanno un design costruttivo del tutto simile a quelli a polarizzazione esterna.

L’elevata polarizzazione permette quindi di generare anche un più elevato segnale di uscita ( sensibilità ) sempre mantenuto nell’ordine dei mV per microfoni di ripresa adibiti poi all’interfacciamento con pre-amplificatori microfonici, mentre nell’ordine del Volt per i fonometri ( quindi già strutturalmente costruiti ed impostati a regola d’arte per ottenere il migliore rendimento anche in base al rapporto di impedenze all’interno della circuiteria stessa del fonometro ).

Al contrario non è possibile inviare una polarizzazione cosi elevata per i comuni microfoni a condensatore a polarizzazione esterna, in quanto che la distanza di 15 – 20 micrometri non è abbastanza e si creerebbe un campo di attrazione tale da far appicciare le due lamine, creando possibili cortocircuiti, distorsioni e spesso il microfono non funzionerebbe proprio.

Esistono poi anche capsule a condensatore pre-polarizzate intercambiabili ( fig. 4 ) con differente diagramma polare secondo le necessità, generalmente adatte ed utilizzabili esclusivamente per microfoni con pre-amplificatore costruito per microfoni a condensatore.

Fig. 4 index

n.b. L’invio della phantom power è necessario anche per i microfoni con capsula pre-polarizzata ( i modelli non pre-polarizzati a +100 V o +200 V ), in questo caso però verrà sfruttata solo per il circuito di pre-amplificazione e non per l’alimentazione della lamina diaframma come nelle capsule tradizionali.

Un’armatura pre-caricata, ha un valore di carica di circa 30 anni prima di cominciare a decadere e necessitare di una nuova carica.

 

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